David Lang

Death Speaks

2013 (Cantaloupe Music) | modern classical, lieder

Assieme a Michael Gordon e Julia Wolfe, David Lang è una delle tre menti a capo di Bang On a Can, compagine newyorkese dedita alla salvaguardia e allo sviluppo del linguaggio musicale contemporaneo. Benché tutti e tre i compositori siano in qualche modo riconducibili alla corrente post-minimale, Lang si differenzia per una ricerca sonora più delicata, dai toni luminosi ma anche intimisti, e in generale piuttosto accessibili anche per il pubblico “non colto”. Non stupisce, dunque, che il progetto del ciclo liederistico “Death Speaks” nasca con l'idea di riportare alcuni musicisti della nuova scena indie nell'habitat che li ha ispirati in prima istanza, ossia quello classico/cameristico. Così, per una mediazione che ha del magico, quasi ci trovassimo in un sogno recondito e irripetibile, un quartetto delle meraviglie si origina davanti a noi: il pianoforte di Nico Muhly, la chitarra di Bryce Dessner dei National, il violino del songwriter neobarocco Owen Pallett e, soprattutto, la voce soave di Shara Worden alias My Brightest Diamond.

Lo spunto è dichiaratamente quello dei lied di Franz Schubert, dove l'ombra della grande consolatrice incombeva minacciosa in numerosi, fugaci versi. Ma nell'opera di Lang è la Morte in persona a dominare la scena: una musa sommessa e fragile, che istilla conforto ancor prima di un legittimo dolore, canta del ritorno alla polvere con tono e intensità materni (I am your friend/ I am not cruel/ Give me your hand/ You will sleep so softly in my arms). Ha spiegato Lang in occasione della prima al Carnegie Hall: “Non è uno stato d'essere o un luogo o una metafora, ma una persona, un personaggio in un dramma, che ci può dire nel nostro linguaggio cosa aspettarsi nel mondo a venire”.

La tomba è una nuova culla: il trapasso ci scorta al luogo dove non c'è più dolore, dove verremo accolti da una nuova incoscienza e ritroveremo affetto presso i nostri cari. Musicalmente ciò si traduce quasi sempre in una sospensione che potrebbe continuare all'infinito, come un Morton Feldman “determinato” che al pianoforte aggiunga il lento pizzicare di una chitarra in riverbero e un violino dal suono impalpabile – agli antipodi rispetto alla ricchezza sonora che contraddistingue i brani solisti di Owen Pallett. Lang ricama alla perfezione la partitura in base al range vocale della Worden, il cui dialogo con l'ensemble non può non ricordare, o addirittura aver tratto ispirazione dai Clogs nel giardino di Lady Walton; e anche questa volta la sua performance è di valore inestimabile, un altro saggio di grande maturità artistica capace di trasformare il minimale in liminale, un'esperienza straniante e profondamente commovente.

Il puntillismo della prima metà va man mano stemperandosi – arrivando a una quasi completa stasi in “I Am Walking”, nel mantrico alternarsi di due sole note – sino alla più scarna, sofferta dipartita terrena: lunghi vibrati di violoncello, registrati in multitraccia da Maya Beiser, si stratificano e fanno strada a un coro celeste a quattro voci, in un estremo canto funebre che è pura melodia, come una góreckiana “sorrowful song” senza parole.
Potreste immaginarvi un disco tetro e dal fascino esoterico, per pochi: ciò che sorprende di “Death Speaks” è invece la capacità di interloquire in maniera cristallina, pregna di una malinconia ancora da venire eppure, in qualche modo, autentica. E' un momento di rara poesia nel panorama odierno, da parte di un suo singolare e meritevole esponente.

(30/05/2013)

  • Tracklist

Death Speaks

  1. No. 1: You Will Return
  2. No. 2: I Hear You
  3. No. 3: Mist Is Rising
  4. No. 4: Pain Changes
  5. No. 5: I Am Walking
  6. Depart
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