Miss Chain & The Broken Heels

The Dawn

2013 (Tre Accordi Records) | country'n'roll, garage-pop

Miss Chain & The Broken Heels, cioè Astrid Dante (voce/chitarra) & Disaster Silva (chitarre), Franz (basso) e Brown (batteria) Barcella. Un po' del Missouri e quel tanto del Kansas, cioè della Vicenza del Palladio per Astrid e Silva, mentre dell'intorno valle della "due piani", che è Bergamo, per i fratelli Barcella.

La storia dei quattro parte dalle "non ceneri" di animi punk e di miscellanee testimonianze di centri sociali, dalle chitarre distorte e dalle turbe adolescenziali, arrivando sino alla registrazione di alcuni pezzi che Miss Chain intavola quando ancora gravita nell'orbita del pop-punk targato Nasties. Vista frequentare le vie strette della città orobica (facoltà di Psicologia in città alta), la rossa vicentina recluta i Barcella e quell'amico fidato che è Silva: da qui nasce l'idea Miss Chain & The Broken Heels, band attiva con diversi 7'' e un long playing datato 2011, "On A Bittersweet Ride".
Se tutto nasce quando l'americana Sonic Jett Records e l'italiana Rijapov si accorgono delle tracce marchiate Myspace della Dante e si sviluppa con "On A Bittersweet Ride, esordio garage-punk sporchino e spocchioso, allora l'attuale epilogo è affidato a "The Dawn": uscito nel primo trimestre 2013, l'album si fa conoscere per le entusiastiche prestazioni live del quartetto, dove le doti vocali della Dante e quelle musicali della band non faticano a emergere. 

"The Dawn" è un suono spesso e volentieri da jingle-jangle (la bella chiusura di "Rainbow"), un po' da titoli di coda di un on-the-road movie americano che si lascia alle spalle la terra rossa del Gran Canyon ("There's A Ghost") e talvolta da trecce strette tra le mani, con gongolanti accenti su e giù e importanti cariche polmonari di Miss Chain ("Little Boy").
Il singolo "Calcutta" sta nelle dita di un country-rocker a carte scoperte, con "Quack" nelle vesti di tris di cavalli trottanti e pigliatutto; come quando sembra di sentire il chiacchericcio losangelino delle biondine Bleached, vestite di rockabilly nell'apertura di "The Dawn Is Me" oppure nella romantica storiella punk-pop di "Let Us Shine".

Vedi poi che si trova pure spazio per esplorazioni infedeli, spesso e volentieri gli episodi più coinvolgenti delle storie: sebbene "Don't Look Back" non si discosti più di tanto dalla direttrice, impiastricciandoci comunque le zampe della "brillantina" cinematografica più famosa dei finire Settanta, "It's Gone" si mostra come i Cure suonati in chiave Keith Richards e "Tell Me Why" come quella cantilena malinconica che aggancia l'organetto al traino di un rock'n'roll più lento, bucolico e rurale.

Non stiamo certamente scoprendo un genere o percependo la futura sensazione della precaria italianità musicale, ma questo secondo di Miss Chain & The Broken Heels è un lavoro onesto e sincero, un disco che porta dentro la territorialità degli altri nei corpi dei nostri e che vuole condurla il più lontano possibile.

(01/10/2013)



  • Tracklist
  1. The Dawn Is Me
  2. Calcutta
  3. There's A Ghost
  4. Don't Look Back
  5. Tell Me Why
  6. It's Gone
  7. Little Boy
  8. Quack
  9. Let Us Shine
  10. Lazy Tide
  11. Rainbow
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