Mutual Benefit

Love's Crushing Diamond

2013 (Other Music / Soft Eyes) | chamber-folk-pop, soft psych-pop

Non perdete tempo a trovare una definizione precisa per la musica dei Mutual Benefit. Perlomeno, non perdete tempo a trovarne una migliore di quella fornita dallo stesso collettivo aperto: consciamente o meno che sia, il titolo della seconda canzone, “Golden Wake”, racchiude in nuce tutta la stupefatta, soave poetica di Jordan Lee, la mente creativa di un progetto che con “Love's Crushing Diamond” giunge alla prima pubblicazione significativa (a precederla uno strascico di Ep e uscite minori, tutte facilmente rintracciabili sul profilo Bandcamp).
Un nucleo espressivo che richiama alla mente il più dolce dei risvegli, quel lento e graduale passaggio verso il torpore del dormiveglia e infine la piena coscienza dei sensi, un'alba mentale, ancor prima che temporale: è in questo circoscritto lasso di tempo, dominato da sensazioni antitetiche, incompatibili tra loro, che trae spunto la preziosa arte della non-band statunitense. Sì, preziosa: per quanto non sposti di un millimetro il baricentro della musica mondiale, è un disco che, nel confusionario mare magnum della musica moderna, figura come un'oasi di rilassata e idilliaca pacatezza. Proprio quello di cui si ha bisogno, delle volte.

Con placidi attacchi a richiamare le paniche ipnosi freak-folk di metà anni Zero (a tratti, davvero vengono riportate alla mente le trascendenze psichedeliche di Matt Valentine e dei Pelt), le canzoni dei Mutual Benefit si sviluppano con dosata lentezza, mostrando gradualmente un'architettura complessa, sfuggente ad ascolti distratti. Non soltanto le melodie, ma anche le rigogliose aperture strumentali tengono quindi sempre ben presente questa ricercata aura d'indeterminazione, che si mantiene intonsa lungo tutto il corso della tracklist.
La ricchezza negli arrangiamenti, prossima, con i doverosi distinguo, alle coloriture barocche di un Sufjan Stevens (e traslando nel 2013, alle pimpanti orchestrazioni di San Fermin) non dissipa mai la dolcissima filigrana delle composizioni, al punto che le flebili interpretazioni di Lee (quasi un Puzzle Muteson meno disperato), senza mai alzare il tono, recitano comunque da primattrici, non si perdono mai nella “mischia” circostante. Ed è così che tra le prodigiose increspature di tastiera di “Golden Wake” spuntano fuori attimi di assoluta beatitudine, quanti difficilmente ne troverete negli ultimi tempi; corre di pari passo il trasognato appagamento di “Advanced Falconry”, retto su un tripudio di archi e banjo, a intensificare il contatto con quella coralità, che nella forma di collettivo aperto ha visto nell'ultimo decennio un'esplosione incredibile.

L'approccio corale trova quindi pieno sbocco nei due pezzi più avvolgenti del lotto, con suadenti ricami femminili a contornare il flemmatico raccontare di Jordan; le cadenze al rallentatore di “That Light That's Blinding” riuscirebbero a placare persino i demoni di Carla Bozulich, mentre le morbide superfici di “C. L. Rosarian”, ammantate di spumose nuance psichedeliche, affrontano la materia con piglio da cantautore dimenticato degli anni Settanta, ricordando che suonare folk è spesso questione d'attitudine, ancor prima che d'estetica.
In definitiva “Love's Crushing Diamond”, senza che venga mai costretto ad alzare la voce, sprigiona più potenza di molte band metal attualmente sulla piazza. Provate a impostarne i brani come sveglia mattutina: le vostre levatacce sembreranno meno ardue da abbordare.

(27/11/2013)

  • Tracklist
  1. Strong River
  2. Golden Wake
  3. Advanced Falconry
  4. That Light That's Blinding
  5. "Let's Play" / Statue Of A Man
  6. C. L. Rosarian
  7. Strong Swimmer


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