Progenie Terrestre Pura

U.M.A.

2013 (Avantgarde) | black-metal, psybient

Nemo propheta in patria. La citazione biblica è volutamente esagerata in questo contesto, ma a ben guardare i Progenie Terrestre Pura, duo italiano composto da Eon[0] e Nex[1], ha davvero raccolto più all'estero che in madrepatria. Non che dalle nostre parti siano proprio dei perfetti sconosciuti (alcuni blog e riviste dello Stivale si sono accorti di loro), ma l'interesse appare ancora circoscritto, a favore di nomi che ne avrebbero invece di strada da fare, per arrivare a possedere anche solo un decimo delle capacità dei due. Perché, senza troppi giri di parole, “U.M.A.” (abbreviazione per “Uomini Macchine Anime”) è una piccola-grande rivelazione, che arriva ad agitare le acque stagnanti del rock italiano (parlare di solo metal per loro sarebbe un'ingustizia bella e buona) in merito a una personalità e a una freschezza di proposta che non teme rivali, che si trovino dentro o oltre i confini italici. Manco a dirlo, hanno perfettamente ragione.

Situato in un futuro distopico, fortemente influenzato da visioni sci-fi (credo sia indubbio il fatto che i due abbiano ben presente Asimov, ma forse pure Huxley), il primo lavoro dei PTP sin dai presupposti nasce pervaso da una profonda aura concettuale, che si spinge finanche ai nom de plume scelti dai due musicisti. E se nemmeno la copertina e i titoli dei cinque brani (di durata tra i sette e i dodici minuti) vi riusciranno a convincere, basta far partire il disco per sciogliere qualsiasi dubbio.
E' una lunga apertura affidata a un'ambience spaziale, dai tratti quasi cibernetici (siamo lontani anni luce dai corrieri cosmici) quella che introduce all'ascolto di “Progenie Terrestre Pura”, la quale progressivamente ispessisce le fluttuazioni astrali dell'attacco facendole sfociare in un cataclisma black metal finemente cesellato in ogni dettaglio, finanche nel growl, trattato in maniera tale che a gestirlo pare quasi sia un automa, piuttosto che un essere umano. In fondo, proprio questa matrice robotica (rievocata sin dall'incipit in “Sovrarobotizzazione”) informa tutta quanta la fatica, contesa da un lato da smisurate distese psybient (memori anche dell'Idm dei primi anni Novanta, vedasi la splendida “La terra rossa di Marte”) e dall'altro da poderosi, sferzanti slanci metal, tanto ragguardevoli nella creatività quanto impeccabili sotto l'aspetto prettamente produttivo.

A dispetto della marmaglia black ambient che ha imperversato per anni un po' per tutta l'Europa più estrema, “U.M.A.” rinuncia alla patina fastidiosamente gracchiante del filone e rende evidenti i preziosi accorgimenti in fase di composizione, i quali spingono il disco ben oltre la somma delle sue parti. Non limitandosi alla mera giustapposizione dei due poli sonori, il duo escogita una formula che consente loro di operare con grande libertà sul proprio materiale, plasmato con estrema naturalezza attorno all'idea di un sound imponente, ma tutt'altro che monolitico negli sviluppi.
Ben più che le torrenziali cascate di riff, splendidamente definite in ogni dettaglio (“Droni” è un autentico gioiello di black metal “evoluto”), è il lavoro speso sulle tastiere a fare la vera differenza, a spostare in avanti il baricentro della proposta del duo rispetto ai tanti contendenti in lizza. Che occupino tutto lo spazio a loro disposizione, che si divincolino come piccoli rivoli di suono tra le spesse trame della chitarra, o che ne preannuncino l'arrivo in una sorta di apertura di sipario, sono le loro dinamiche a modellare, con grande spirito di adattabilità, il decorso dei pezzi, ora vicini a derive quasi alcestiane (la prima parte di “Sinapsi divelte”, ma si prenda il raffronto con le dovute, e doverose, distanze), ora prossimi a scenari di disfacimento post-industriale, sempre forti però di quell'immaginario avveniristico, che trova nell'immensità del cosmo la sua cornice ideale.

Non commettiate l'errore di sottovalutarli: rimarranno forse il best kept secret del metallo italiano (non che lo si auspichi, naturalmente), ma meriterebbero ben altra considerazione. Un esordio esaltante, in attesa di nuovi dispacci dal futuro.

(13/07/2013)

  • Tracklist
  1. Progenie Terrestre Pura
  2. Sovrarobotizzazione
  3. La terra rossa di Marte
  4. Droni
  5. Sinapsi divelte
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