Alia

Asteroidi

2014 (Neverlab Dischi) | pop, songwriting

Disco di debutto per Alia, al secolo Alessandro Curcio, già parte della band funk-rock Quarto Capitolo (due Ep all’attivo) e ormai lanciato da diverso tempo nella carriera solista. Dopo l’interessante Ep “Ària” nel 2013, ecco la prova sulla lunga distanza con “Asteroidi”. Entrambi i lavori sono prodotti artisticamente da Giuliano Dottori e nell’album ci sono due ospiti di assoluto prestigio: Cesare Malfatti alla chitarra acustica in “Goldie Hawn” e Raffaella Destefano che canta con l’autore nel singolo “Cats”.

L’idea principale sembra quella di unire tra loro due aspetti degli anni Ottanta oggi decisamente trascurati. Da un lato c’è il suono di quel pop che si barcamenava ai confini del mainstream e che vedeva come interpreti principali Matt Bianco ed Everything But the Girl; dall’altro i testi sono in italiano e il timbro vocale ricorda il cosiddetto “bel canto” alla Denovo e/o Fabio Concato. L’unione fondamentalmente riesce perché le due tipologie di riferimenti riescono a venirsi incontro tra loro, nel senso che il suono è più rilassato e quasi dimesso rispetto alle fonti di ispirazione e il cantato, di contro, ha un tocco di vivacità in più rispetto ai modelli. Il carattere “demodé” degli stessi potrebbe essere visto da qualcuno come un limite, ma in realtà risulta interessante per due motivi: intanto fa piacere ascoltare qualcosa di davvero fuori da quelle quattro o cinque tipologie di dischi nelle quali sembrano ricadere un po’ tutti oggigiorno, e poi queste caratteristiche sono ideali per delineare chiaramente all’ascoltatore la personalità dell’autore.

L’altro elemento decisivo da quest’ultimo punto di vista sono i testi, nei quali Alia si mette a nudo completamente, descrivendo senza peli sulla lingua tutte le insicurezze che attraversano il suo quotidiano, facendo capire come esse potrebbero sembrare piccole e facilmente superabili, ma il loro insieme rischia di diventare un muro difficilmente valicabile, nel momento in cui dovessero venire a mancare certi affetti fondamentali per trovare l’equilibrio necessario ad affrontare le sfide della vita. Sentirsi scossi dal fatto che una propria ex si sposa ma ci fa capire che ha ancora il dubbio di aver scelto bene a non essersi legata per sempre a noi, parlare ai propri gatti la mattina appena svegli e immaginarsi le loro risposte, molto più rassicuranti rispetto a quelle che ci danno gli esseri umani; quei momenti in cui abbiamo paura di esserci chiusi troppo su noi stessi e non sappiamo se davvero riusciremo mai più ad aprirci a chi potenzialmente ci vorrebbe bene; l’ammettere a noi stessi che talvolta la cosa più preziosa che abbiamo sono dei beni materiali. Alia racconta questo di sé e probabilmente molti ascoltatori si rivedranno in queste storie, ma anche chi non dovesse ritrovarci se stesso, avrà chiarissima la componente umana di questo musicista.

Dal punto di vista più strettamente tecnico ci sono margini di miglioramento. Il songwriting mostra alcuni pezzi davvero belli (“Bouquet”, “Cats”, “Asteriodi”), mentre gli altri sono chiaramente un gradino sotto rispetto a questi citati, risultando comunque discreti; per quanto riguarda la produzione artistica, è quasi sempre ben costruita, però in alcune occasioni le scelte lasciano un po’ perplessi (le botte di synth troppo in disarmonia con la struttura della canzone in “Musa”, un tappeto ritmico che appare fuori luogo in “Verso Il Centro”). Il disco, in definitiva, è sostanzialmente ben riuscito e merita di essere ascoltato per i pregi sopra descritti, mentre per quanto riguarda i pochi difetti, nulla impedisce di pensare che saranno eliminati già alla prossima uscita.

(06/01/2015)



  • Tracklist
  1. Bouquet
  2. Cats
  3. Goldie Hawn
  4. Musa
  5. Case Di Ringhiera
  6. Corteccia
  7. Asteroidi
  8. verso Il centro
  9. La Sicurezza Degli Oggetti
  10. Bouquet (Vesta Version)
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