Indian

From All Purity

2014 (Relapse Records) | sludge doom-metal

I chicagoani Indian sono da sempre fedeli a un verbo sludge-metal che, tra alti e bassi, si è trascinato fino alle soglie di questo secondo capitolo rilasciato dalla Relapse Records. “From All Purity” è un’opera che consente al chitarrista e vocalist Dylan O'Toole e al suo clan di proseguire un discorso di contaminazione già intrapreso nel precedente “Guiltless”, perfezionando una formula fatta di rocciose e dilanianti scariche metalliche (la cui potenza è accentuata da un deciso impianto doom) e feroci estremismi noisecore.

Tuttavia, laddove “Guiltless” cercava una sintesi tra heavyness e formato-canzone (!), “From All Purity” sceglie la strada di una monolitica devastazione, facendo leva sulla tonitruante sezione ritmica costituita dal batterista Bill Bumgardner e dal bassista Ron DeFries, sulle ragnatele power-electronics di Sean Patton e, soprattutto, sulla voce di O’Toole, il cui timbro si è fatto più disumano (tra Steve Austin e Alan Dubin), sia per riecheggiare a dovere la carica poderosa di una musica che avanza a colpi di nichilistico tormento, sia per dare sfogo a tratti di pura alienazione mentale, come nel caso della pestifera manipolazione di “Clarify”.

Ritrovarsi all'improvviso nel bel mezzo dell’iniziale “Rape” significa dover fare i conti con un martellamento titanico che va sillabando una rabbia putrida, in un tripudio di dissonanze, feedback sibilanti e scudisciate tetragone che suggeriscono mostruosi amplessi Godflesh-Ulcerate, naturalmente senza l’impalcatura death-metal che contraddistingue la fase più recente dei secondi. La solennità dell’insieme mira a stendere e a ipnotizzare l’ascoltatore, bombardandone la psiche con un’arte della ripetizione che trasfigura le pagine più annichilenti di “Sadness Will Prevail” in un formato meno labirintico ma più ottundente, attraversato da serpentine lisergiche che aprono squarci incandescenti nella muraglia di elettricità (“The Impetus Bleeds”).

L’impatto di “Directional” e di “Disambiguation” è, se possibile, ancora più colossale e atmosferico, un buco nero di disperazione terminale. Tuttavia, è la seconda parte di “Rhetoric Of No” che esorta alla più cupa rassegnazione, imbastendo un rovinoso rallentando-dilatazione degno degli Esoteric. Più che un disco, un vero e proprio atto terroristico nei confronti delle nostre orecchie...

(01/02/2014)

  • Tracklist
  1. Rape
  2. The Impetus Bleeds
  3. Directional
  4. Rhetoric of No
  5. Clarify
  6. Disambiguation
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