Baio

The Names

2015 (Glassnote Records) | synth-pop, house

Album di esordio solista per Chris Baio che, solitamente, nella vita fa il bassista dei Vampire Weekend. Il nostro bassista decide di prendersi una vacanza, speriamo breve, dal  gruppo per tuffarsi in un lavoro personale dalle forti tinte pop, che strizza l'occhio anche alle piste da ballo. Baio utilizza un frizzante synth-pop come base, ma non disdegna di giocare con ritmiche dalla chiara origine house, fino a spingere, in alcuni brani, i synth verso territori eurodance. La strumentazione è quasi prevalentemente elettronica, con tanto di voci filtrate e cassa dritta che spuntano all’improvviso.

Evidente la vicinanza con i Vampire Weekend per molte melodie dal tratto quasi bucolico e per l'uso smodato di tinte chiare e giocose dei synth; il cantato è decisamente zuccheroso e catchy, con un utilizzo, senza remore, di coretti e ritornelli che rischiano di causare più di di una crisi glicemica. In "Needs", ad esempio, su un tappeto di synth ritmici, Baio ci lancia contro bombe melodiche caricate a glucosio che si materializzano nell'utilizzo della voce combinata con le aperture leggermente dreamy delle tastiere che, peraltro, pervadono l’intero album, con un risultato che ricorda, molto, gli ultimi lavori di Patrick Wolf.
Accanto a queste piccole divagazioni pop troviamo, in altri brani, soluzioni che virano decisamente verso il dancefloor, come "All The Idiots", dove Baio si diverte a mettere in scena una cavalcata elettronica che potremmo tranquillamente definire dream-techno. L'ingrediente principale di questo album? Sicuramente l’atmosfera sognante; a volte giocosa, come nella irresistibile quanto semplice "Sister of Pearl", a volte danzereccia con giochi armonici tra i synth, la voce e la sezione ritmica.

Il problema è che forse mancano dei picchi che lascino un indelebile segno: i brani scorrono anche piacevolmente ma, a tratti, ti assale la sensazione che manchi qualcosa per renderli memorabili. Errori marchiani, evidenti stonature, stridenti accoppiamenti non ci sono, l’album si ascolta in modo fluido e innegabilmente piacevole, ma, una volta terminato, ci si rende conto che un qualcosa manca. Manca quel piccolo particolare che rende un lavoro memorabile, quel qualcosa che ti fa ricordare immediatamente una melodia e ti ci fa tornare, spesso, con la mente anche quando sei sovrappensiero. Manca questo, o almeno è questo quello che sembra mancare; ed è questa presunta mancanza che rende l’opinione altalenante: ho appena ascoltato un nuovo capolavoro o mi ritrovo tra le mani l’ennesimo disco incompiuto che può anche mancare alla mia collezione?

Il dubbio rimane e un ulteriore ascolto non lo dirime, anzi. Ma forse è proprio questo il merito di Baio: il saper oscillare tra semplicità e originalità con circense abilità, e alla fine, proprio come al circo, anche se sai che non cadrà e che in caso contrario c’è sempre la rete di sicurezza, il funambolo continui a guardarlo mentre ripete la stessa, imperfetta piroetta.

(10/11/2015)

  • Tracklist

1. Brainwash yyrr Face
2. The Names
3. Sister of Pearl
4. I Was Born in a Marathon
5. Needs
6. All the Idiots
07 Matter
8. Endless Rhythm
9. Scarlett

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