Giovanni Di Domenico

Delivery Health

2015 (Silent Water) | free-jazz, avantgarde

Di Giovanni Di Domenico avevamo brevemente accennato, in calce alla recensione del bel disco di Fabrizio Casti in coppia con Elio Martusciello, "Chamber Rites" (Die Schachtel, 2015), tracciando a grandi linee la musica del suo bel 12" realizzato in coppia con Jim O'Rourke, "Arco", uscito un paio di mesi fa, sempre per la label di Bruno Stucchi e Fabio Carboni. Di Domenico, ormai quasi quarantenne, è un pianista romano di estrazione avantgarde, che esula da ogni tipo di classificazione di generi e di stili, rifulgendo in un vivo solismo creativo.

Apparentemente, si potrebbe ascrivere al free-jazz. Ma anche questa è un'etichetta che gli va stretta (Di Domenico ha alle spalle un background musicale che è ben lontano dal jazz classico), in quanto ogni suo disco è diverso dall'altro. Trasferitosi a Bruxelles già da diversi anni, ha là fondato una propria etichetta personale, la Silent Water, che stampa i propri dischi nel solo formato in vinile (per ovvi motivi in tirature limitate e numerate, realizzate artiginalmente, ma di ottima fattura), avendo anche un occhio di riguardo alla parte grafica, che appare anch'essa parecchio originale.

Partito inizialmente da influenze jazz canterburiane (si pensi ai Soft Machine) e dalla "fourth world music" di Jon Hassell (grazie alla tromba trattata elettronicamente di Arve Henriksen) con i suoi primi due dischi "Clinamen" e "Distare Stonanti" (gli unici pubblicati in cd da due etichette internazionali, la belga Off & Rat e l'americana Either/OAR, rispettivamente nel 2010 e nel 2012), Di Domenico si è progressivamente spostato verso l'impovvisazione pura. Ma con una particolare attenzione alla materia sonora (nel senso che non si è mai trattato di improvvisazione aleatoria fine a se stessa, ma con un buon grado di comunicabilità e sempre intrigante), producendo nel frattempo un misterioso album di "space jazz" senza titolo in trio con il chitarrista portoghese Manuel Mota e il batterista giapponese Tatsushisa Yamamoto (la foderina interna riporta solo la data di regsitrazione, "November 16, 2014") e pubblicato all'inizio del 2015 dalla fantomatica SoundShots (probabilmente si tratta di un'autoproduzione dello stesso Di Domenico), contenente un unico e ipnotico lungo brano di trentanove minuti.

Altra sua bizzarria è appunto il 12" composto a quattro mani con Jim O'Rourke, "Arco", contenente delle improvvisazioni minimaliste da forte sapore trascendentale. Tra le ultime pubblicazioni della Silent Water, va segnalato anche questo mini-Lp "Delivery Health", contenente solo tre eccellenti brani (registrati in diretta, senza "overdubs", in uno studio di Tokyo alla fine del 2013), anche questi realizzati con il suo amico O'Rourke insieme al fido batterista Yamamoto, che lo affianca ormai da cinque anni. In questa ennesima prova, il talentuoso pianista/tastierista romano cambia nuovamente rotta e si tuffa a capofitto nella musica creativa degli anni Settanta.

Un disco del genere sarebbe stato perfetto per un'etichetta come la Piano Records di David Cunningham, o per la Ogun, oppure per l'italiana Ictus. In questi tre brani si condensano infatti, con molto gusto e senso della misura, musica concreta, pianismi free, scordature metalliche, percussioni sparse, modulazioni sonore, cinguettii di uccelli, exotica e mille altre bizzarrie strumentali. Particolarmente riuscite, in tal senso, sono "Passe Muraille" e la straniante "Superfield", che occupa tutto il secondo lato del disco.
Steve Beresford e David Toop sarebbero andati fieri di aver potuto incidere un tale disco nel 1977 o giù di lì. Da menzionare poi la bella e originale copertina, realizzata dall'artista grafico Antonio Julio Duarte (quell'enorme iguana su uno sfondo rosso...).

Altre recentissime uscite di rilievo della Silent Water sono il doppio "Duos With Guitars" (inciso solo su tre facciate), che si riallaccia ai duetti creativi di Eugene Chadbourne dei tempi d'oro, e il triplo 10" della pianista (ma molto "sui generis", dato che pare che suoni di tutto, tranne il piano) Pak Yan Lau, "Books", recentemente magnificato sulle colonne della prestigiosa rivista The Wire.

Giovanni Di Domenico è un nome da tenere d'occhio, assai sottovalutato nella sua madrepatria e molto più apprezzato e stimato all'estero (e i motivi sono facilmente immaginabili). Merita invece molta, ma molta più attenzione, sia da parte del pubblico degli ascoltatori più attenti che della critica specializzata, specialmente italiana. Promosso a pieni voti.

(07/12/2015)

  • Tracklist
Side A

  1. Transgression Is The Only Fleeting
  2. Passe Muraille

Side B

  1. Superfield
Giovanni Di Domenico su OndaRock
Recensioni

GIOVANNI DI DOMENICO

Insalata Statica

(2017 - Silent Water)
Nuovo progetto "solo" del talentuoso pianista e compositore romano

Giovanni Di Domenico on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.