Marie Davidson

Un Autre Voyage

2015 (Holodeck) | techno-pop

Marie Davidson è una musicista/poetessa canadese che ha debuttato lo scorso anno con "Perte d’identité" dopo una gavetta sostenuta a Montreal nel giro Constellation, prima con il collettivo avant-jazz Land Of Kush, successivamente in tandem con la musicista Xarah Dion (Les Momies de Palerme), ora, dal 2010, in collaborazione fissa con David Kristian: è lui il "vecchio" guru dai trascorsi cinematografici (e ora thriller-sound designer...) che sembra influenzare maggiormente questo nuovo lavoro.

Nella mente di Marie si materializzano, come fantasmi, gli eroici furori di un passato remoto, tenuto in vita da istantanee, anzi fotogrammi, di film in bianco e nero e.... rosso. I flashback accecanti evocano, in fuori sincrono, il noir e l'horror, la notte metropolitana bagnata di pioggia e di sangue, nel tentativo impassibile, per niente impossibile, di rievocare gli stilemi di musicisti (quasi) dimenticati: da una parte autori del puro commento cinematografico come i Goblin e il "musicista" John Carpenter, dall'altra riformatori del suono elettronico diventato nel frattempo d'antan. Il mood, vien da sé, è rigorosamente in bassa definizione, vintage e analogico, come lo sono i synth sfoggiati in bella vista, macchine valvolari i cui bollenti spiriti servono a evocare l'insonnia di un futuro remotissimo.

"Un autre voyage", diciamolo subito, non è esattamente un disco complesso, anzi vi si respirano intenzioni quasi-pop, come necessario equilibrio per poter ambire a essere una colonna sonora come si deve: commentare o allietare - nel bene o nel male - le orecchie distratte dalla visione, qui peraltro solo immaginata.
"Boulevard Taschereau" è la traccia che apre il disco, una presentazione leggera dove si trova la svogliatezza di un cupo elettro-pop ad accompagnare la voce recitante di Marie, qui più che mai ammiccante e sensuale, mentre dal profondo - quasi fossero inconsapevoli aggiunte - giungono un loop dronico e scorie badalamentiane. Lo spoken word dell'artista canadese prosegue in "Excès de Vitesse" (ironia vera quella del titolo?) e ripone tutta la propria energia in una gelida ballata Ebm, debitrice ai Clock DVA (quelli cibernetici) e ai Cabaret Voltaire (quelli già fruibili di "Just Fascination)"; la seguente "Kidnap You In The Desert" cambia totalmente registro, dilungandosi per quasi nove minuti in una suite para-dronica che si inoltra in una palude di tenebrose eco dark-industriali. Anche qui i riferimenti sono frammentari ma espliciti: cercare alla voce Raison d'Etre, Vidna Obmana, Controlled Bleeding.

Con "Insomnie" la musicista re-indugia su note pure e cristalline e torna, per qualche minuto, al lato luminoso della forza, mantenendo inalterato un triste tremore in sottofondo, ma piegandosi a un memorabilia di antichissimo techno-pop. "Balade Aux USA" krauteggia, si inabissa profondamente, il suono è più che mai analogico - sfacciatamente esplicito - e vi si sentono gli enormi e avvolgenti accordi dei Tangerine Dream e di Klaus Schulze (da lei citato spesso tra le sue influenze).
Gli otto e passa minuti della finale "Persephone esplicitano" un radiodramma dalle fosche tinte, con la musicista alle prese col compagno Pierre Guerineau (assistente prezioso in gran parte del disco): ed è come se John Carpenter in persona guidasse con la sua regia la danza... macabra.

(07/09/2015)

  • Tracklist
  1. Boulevard Taschereau
  2. Excès de Vitesse
  3. Kidnap You In The Desert
  4. Insomnie
  5. Balade Aux USA
  6. Perséphone
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