Swim Deep

Mothers

2015 (Rca) | indie-pop, electropop

Un cambiamento nel sound era necessario per la band di Birmingham. L’immacolato album di debutto, “Where The Heaven Are We”, si rivelò infatti capace di recuperare la tenerezza del vecchio twee-pop sostenendola finalmente con una produzione fastosa e arrangiamenti, pur ruotanti sempre intorno alle chitarre, piuttosto variegati.
Anziché incappare in ridondanze, il quartetto è così diventato quintetto, arruolando un tastierista e spostandosi verso territori più elettronici. Certo la vocina di Austin Williams rimane protagonista assoluta e il senso melodico è pienamente riconoscibile, nel segno di un’evoluzione che non rinnega il recente passato come purtroppo è accaduto ad alcuni loro colleghi.

Consci probabilmente del loro piglio melodico, i ragazzi hanno selezionato alcuni brani da dare in pasto come anteprima, che si sono in vero rivelati piuttosto distanti dal resto dell’album.
“One Great Song And I Could Change The World” è un piccolo capolavoro di suoni eterei, echi e tastiere pulsanti, al crocevia fra indie-pop, dance alternativa e rock progressivo, come testimonia una melodia imprevedibile segnata da ponti e variazioni, e soprattutto traversata di sbieco da un trionfale riff distorto.
La commistione fra dance e rock è addirittura dominante in “To My Brother”, che si apre con un basso sintetico e una batteria programmata che sembrano venire dritti da “Hegel” di Lucio Battisti, in un esilarante caso di serendipità. Coincidenze a parte, il brano sfoggia un’altra melodia appiccicosa e dinamica, cantata da voci leggiadre e dense di effetti.

“Grand Affection” è un bel synth-pop che non rinuncia a stratificazioni corali e profondi tocchi di chitarra, mentre “Namaste” funziona un po’ meno, soprattutto a causa dell’attacco strumentale che rimanda, non si sa quanto incidentalmente, alle Spice Girls. E per quanto di questi tempi si rivaluti tutto, quando è troppo è troppo. Il resto del brano viaggia ovviamente su tutt’altre direttive, ci mancherebbe altro, ma si fa un po’ di fatica a passare sopra quello stacco, anche considerando che viene ripetuto più volte.
Come accennato, il resto del disco si distacca da questi singoli, preferendo una dimensione più intima, psichedelica e allucinata. Le melodie vengono diluite, la grana sonora resa più ruvida e i ritmi rallentati, fatta eccezione per la cavalcata kraut posta in chiusura, “Feuhio Boogie”.

Ci sono comunque momenti di luce anche in questo versante meno immediato. “Heavenly Moment” sembra infatti un brano dei Mew, e avrebbe fatto comodo al nuovo disco della band danese, dignitoso ma un po’ stanco. È però “Imagination” a meritare le lodi maggiori. Sorta di ballata muscolare, si snoda fra armonie di basso, raffinate percussioni, saturazioni elettroniche e voci che assumono un numero impressionante di toni e timbri differenti. In alcuni tratti spunta un vocalizzo soul filtrato che suona come un’emanazione di Steve Winwood, mentre intorno dilagano falsetti angelici e sussurri.

Disco forse imperfetto, ma fresco, sentito e meritevole, esce quando la band sembra essere purtroppo già passata di moda. Chissà che effetto fa agli Swim Deep vedersi sorpassati a tutta birra dagli Years & Years, band che qualche anno fa apriva i loro concerti e che ora domina – peraltro con pieno merito – le classifiche europee. 

(15/10/2015)

  • Tracklist
  1. One Great Song And I Can Change The World
  2. To My Brother
  3. Green Conduit
  4. Heavenly Moment
  5. Namaste
  6. Is There Anybody Out There
  7. Forever Spaceman
  8. Grand Affection
  9. Imagination
  10. Laniakea
  11. Fueiho Boogie
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