Sonics

This Is The Sonics

2015 (Revox) | garage-rock'n'roll

Storia fiabesca, per certi versi, quella dei Sonics. Formatisi nell'ormai lontanissimo 1960 a Tacoma, nello stato di Washington, a uno sputo da Seattle, sono rimasti attivi complessivamente soltanto diciassette anni, ovvero dalla fondazione fino al 1968 e successivamente, dopo uno iato lungo qualcosa come quarant'anni esatti (!) interrotti da due brevissime e poco fruttuose reunion avvenute nel 1972 e nel 1980, dal 2008 a oggi.
A scanso di equivoci, è meglio precisare che qui non è soltanto questione di etichetta o di necessità di riesumare un marchio storico di cui è rimasto poco o nulla, come spesso accade con tardive rimpatriate alle quali partecipano sparuti sopravvissuti della prima ora. Del nucleo degli anni Sessanta figurano tuttora il cantante e pianista Gerry Roslie, il chitarrista Larry Parypa, il sassofonista Rob Lind: tre quinti della line-up degli albori, cui si affiancano il batterista Dusty Watson (già all'opera con Lita Ford, The Queers e molti altri) e il bassista Freddie Dennis.

Attivi dunque per quasi tutti i mitologici Sixties al fianco di formazioni locali quali Paul Revere & The Raiders e Regents, i Sonics incarnano la definizione di band seminale. Autori di un sound decisamente ruvido per l'epoca, al quale abbinavano sezioni ritmiche piuttosto serrate, furono ben presto considerati – a ragion veduta - tra i padri fondatori del garage-rock, ma anche tra i precursori del punk e dell'hard-rock. Due album di culto, “Here Are The Sonics” e “Boom”, una manciata di singoli che hanno fatto la storia (“Strychnine”, “Psycho”, “Boss Hoss”, giusto per citarne alcuni), poi lo scioglimento.

Perché dal lungo addio si passi a una vera e propria reunion, ci vogliono quarant'anni esatti. E qui arriviamo ai giorni nostri, al ricongiungimento artistico in virtù del quale il nome dei Sonics torna ad apparire sulle locandine dei locali di tutto il mondo, Italia compresa, ed è una novità assoluta.
In molti avranno pensato (e sperato) che l'inevitabile passo successivo sarebbe stato il ritorno in studio, ma con i Sonics non c'è mai nulla di scontato. E infatti devono passare altri sette anni di questa lunghissima saga per vedere il quintetto statunitense ridare alle stampe un album, colmando un vuoto di circa mezzo secolo.
Verrebbe facile, considerate le premesse, bollare “This Is The Sonics” come l'opera senile di un gruppo di settantenni che hanno deciso di rinverdire i fasti di una gioventù ormai remota. In quanti, d'altronde, sono caduti nello stesso tranello? Molti, e quasi sempre qualificati. Ma qui le cose stanno ancora una volta diversamente. I Sonics sono in primis degli ottimi musicisti, ma soprattutto – oggi lo sappiamo - non hanno mai perso quel tocco magico che ha ispirato intere generazioni di rocker.

Nelle dodici canzoni di questa raccolta non si trova un briciolo di esitazione, un momento di requie, un filo di comprensibile stanchezza. Si assiste anzi a una carrellata di pezzi tiratissimi e ben orchestrati (peraltro registrati in presa diretta e in mono da Jim Diamond), attraversati del fuoco sacro del rock'n'roll e sbracati quel tanto che basta per contagiare l'ascoltatore con un arsenale di riff fumanti, stop and go, coretti disimpegnati, tastiere indiavolate e la ruvida voce di Roslie a mo' di classica ciliegina sulla torta. Un gran bel giro di giostra, tutto sommato, dal quale schiere di giovani imberbi farebbero bene a prendere più di un appunto.
Un giro di giostra che inizia sulle montagne russe della selvaggia “I Don't Need No Doctor”, si lancia nei boogie sfrenati di “Be A Woman” e “Sugaree”, proietta il blues in stratosfera in “Bad Betty” e lo riporta a terra con l'irresistibile cover di “You Can't Judge A Book By The Cover” (Bo Diddley vi dice qualcosa?), solletica il punk ne “The Hard Way” e torna in territori garage in “I Got Your Number” e “Livin' In Chaos”, si spinge a ritroso nell'r'n'b di “Save The Planet”.

Questi sono i Sonics, come recita il titolo, e questo è il loro sound, nel 2015 così come nel 1965. Cinquant'anni in più o in meno, che importa?

(18/06/2015)

  • Tracklist
  1. I Don't Need No Doctor
  2. Be A Woman
  3. Bad Betty
  4. You Can't Judge A Book By The Cover
  5. The Hard Way
  6. Sugaree
  7. Leaving Here
  8. Look At Little Sister
  9. I Got Your Number
  10. Livin' In Chaos
  11. Save The Planet
  12. Spend The Night
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