Van Hunt

The Fun Rises, The Fun Sets

2015 (Godless Hotspot/Thirty Tigers) | leftfield soul, funk, rock

Il successo bestia beffarda e inafferabile, l'industria tagliagola dove la stima dei colleghi da sola non basta, alti e bassi da montagne russe e una spina nel fianco come "Popular", il coraggioso album crossover che gli fu rubato dalla Blue Note, la quale prima ne permise l'incisione e poi ne bloccò l'uscita proponendogli al massimo l'opzione di comprarsi indietro i diritti a un prezzo proibitivo (oggi lo trovate in rete, caricato di straforo dallo stesso autore). In oltre un decennio di attività, Van Hunt ne ha viste tante e ne ha passate ancor di più, ma continua a non mostrare tracce di sconforto. Anzi, il modo col quale porta avanti la sua arte s'è fatto caparbio e indipendente più che mai, e ricorda le vicende di Bilal, altro talento fuori dagli schemi che dopo le prime moìne dell'industria si vendicò del pronto abbandono con un album come "Airtight Revenge".

Oggi, 45 anni sulle spalle e una vita da turnista, Van Hunt è approdato al crowdfunding, l'unica soluzione possibile per poter fare musica come la vuole lui. Se già il precedente "What Were You Hoping For?" faceva a meno del termine "compromesso", "The Fun Rises, The Fun Sets" parte ufficialmente per la tangente, e colpisce dritto come un pugno d'amore mirato al cuore. Van Hunt è un cantore dell'anima in linea con la stirpe dei grandi del passato, ma si fa beffe della tradizione, scrive sempre e solo di stomaco e si avvale del suo talento di polistrumentista per dare alle canzoni quel tocco a-temporale che le rende così belle e mutevoli alle orecchie dell'ascoltatore più attento. Tendenzialmente si parla di soul, ma si contamina di rock, di folk, di funk, di roots americane, di r&b degli anni d'oro, filamenti elettr(on)ici, polvere, lacrime e violini. La voce è graffiante ed energica sulla falsariga di Prince, ma allo stesso tempo sa farsi anche duttile, romantica, a tratti disperata.

Il bagaglio umano è subito lampante; un occhio all'emblematico video di "Vega (stripes on)" ci mostra Van Hunt solo con i suoi pensieri in una pista da pattinaggio deserta. Forse nei suoi intenti l'immaginario voleva essere cool, ma quei fotogrammi sembrano quasi mostrarci la caparbia solitudine di un uomo in lotta perenne. Ecco quindi snodarsi una serie di canzoni polverose e articolate che allargano le braccia al mondo intero, dai lontani echi lover's rock di "Old Hat" alle mutevoli chitarre di "Pedestal" che partono in ogni direzione, i coretti in punta di piedi di "Teach Me A New Language", uno sguardo al ritrovato neo-soul in chiave acustica - "(let it) Soak (n)" - o dalle inclinazioni jazzy come "French For Cloud (cstbu)", un curiosissimo r'n'r destrutturato con un filo di synth nella torrida sensualità di "...Puddin'" e le allucinazioni psichedeliche nel corpulento incedere di "She Stays With Me".

Ma quando le cose sembrano essersi assestate su questo andazzo di melodie mutanti, Van Hunt inizia a sfoderare i veri colpi; partono "Headroom", una cristallina ballata piano/voce delle più emozionanti, e l'intimismo di "Rub My Feet (suddenly)" condito da lievi tocchi d'arpa sintetica, e si giunge al climax del disco con "Emotional Criminal", lucida canzone scossa da un possente ritornello rock, e l'altra ballata "If I Wanna Dance With You" cantata col cuore in mano tra sparuti accordi di piano e ricami di chitarra. Il viaggio si conclude sull'onda del delicato e appassionato ritratto di Signora di "A Woman Never Changes", e si dà l'addio col passo di valzer ammantato di strati elettrici dell'elegante title track.

Il bilancio finale lo lascio a voi. Dico solo che, dopo un viaggio attraverso l'anima come "The Fun Rises, The Fun Sets", si viene quasi colti da un senso di sconforto nel pensare a gente come Van Hunt, perennemente destinata ai margini dell'ombra. Il che non vuol essere una presa di posizione anti-establishment sia ben chiaro, quanto piuttosto la buffa constatazione che - in un mondo all'eterna ricerca del nuovo e del diverso - nessuno sembra prendersi la briga di divulgare un album come questo.
Poco male; Van Hunt soffrirà d'amore e di solitudine, ma è un uomo libero, e questo senso di libertà filtra attraverso le sue canzoni e le fa travalicare i confini di genere per entrare direttamente nell'Olimpo dei grandi outsider e dei "diversi", da Labi Siffre a Terry Callier. Un disco destinato a pochi, ma se siete arrivati a leggere fino a qui forse tra quei preziosi pochi ci siete anche voi. Non lasciatevelo scappare.

(11/05/2015)



  • Tracklist
  1. Vega (stripes on)
  2. Old Hat
  3. Pedestal
  4. Teach Me A New Language
  5. (let it) Soak (n)
  6. ...Puddin'
  7. She Stays With Me
  8. Headroom
  9. French For Clouds (cstbu)
  10. Rub My Feet (suddenly)
  11. Emotional Criminal
  12. If I Wanna Dance With You
  13. A Woman Never Changes
  14. The Fun Rises, The Fun Sets




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