Anarchist Republic Of Buzz

United Diktatürs Of Europe

2016 (Atypeek Music) | hip-hop, etno-punk, no-wave

Nel 2009 il compositore, multistrumentista e produttore francese Seb el Zin (anche nella band etno-punk Ithak) aveva messo insieme un collettivo di musicisti di grande qualità, pronto a mettere in campo un'anarchica vastità di riferimenti sonori, dalla musica tradizionale a quella contemporanea, dal jazz all'elettronica, da quella orientale a quella occidentale, da quella popolare a quella sperimentale.
Questo collettivo, che aveva come terminali offensivi le chitarre abrasive di Arto Lindsay e Marc Ribot, prese il nome di Anarchist Republic Of Buzz, pubblicando per la Sub Rosa l'album di esordio autointitolato. Alzi la mano chi ricorda la copertina che mostrava una sorta di morphing tra Barack Obama e Osama Bin Laden, con Gheddafi a sghignazzare in un angolo del retro di copertina. Il disco vagava su territori ostili, delimitato dal filo spinato teso dalle corde di Ribot e Lindsay, con le voci di Sensational e Mike Ladd a sottolineare i momenti più caldi (il primo) e più ieratici (il secondo), il tutto capitanato da Seb el Zin, che ne teneva le fila tra hip-hop e free jazz, con incursioni da guerriglia che producevano un suono disturbato e disturbante.

Questa cellula anarco-insurrezionalista è poi sparita con la stessa velocità con cui era apparsa, senza più lasciare traccia di sé. Ma ecco riapparire all'improvviso a fine 2016 la rifondata Repubblica, stavolta con un diverso e definito bersaglio: le dittature europee riunite sotto il parlamento di Bruxelles. "United Diktatürs Of Europe" esce con un artwork potente come il suo predecessore (ragazzi che assistono ad alcune torture come fossero al cinema, mangiando popcorn a bocca aperta con una bibita al fianco, circondati dalle stelle dell'Ue) disegnato da Kiki Picasso, che anche nel nuovo ordinamento del collettivo agisce come Ministro della Propaganda. Sì, perché il capo del governo Seb el Zin ha nuovamente affidato gli incarichi ai suoi sodali mettendo Arto Lindsay alla Difesa, le voci freestyle di Mike Ladd e Juice Aleem rispettivamente a capo del Ministero della Verità e a quello dell'Abbondanza, il nuovo bassista Luc Ex alle Finanze, il violino di Timba Harris agli Affari Esteri, il kanun di Mehmet Boyaci alla Giustizia, i turntable di eRikM ai Frattali, e il fenomenale sax di Archie Shepp che fa il suo trionfale ingresso direttamente come Ministro delle Diagonali.

L'urgenza delle invettive politiche si unisce alla base musicale che comprende percussioni rotolanti, vocalizzi femminili che arrivano da un posto imprecisato, facendosi largo tra una foresta di flauti e spasmi urticanti di chitarre, dal notevole impatto, anche se Marc Ribot non è più della partita. Il sax ama dare il via a improvvise mutazioni jazz-etno-noise, portate avanti dai tamburi dei due talentuosi percussionisti turchi Onur Secki e Ismail Altunbas e dal basso viscerale e dub, mentre il violino e il kanun predono quota in una sorta di hip-hop funkeggiante ("The 3rd Extremist") che può diventare ancora più potente ("Jello Pudding Pops").

Il viaggio prosegue scivolando nell'abisso di "Dark Mirrors", con la voce declamatoria e prepotente di Ladd e quella sciolta, equivoca e insinuante di Sensational che si alternano con rara maestria. Se a volte l'hip-hop più caustico entra nel calderone delle suggestioni mediorentali ("Uzis on Perimeter", "All One"), in altre il free-jazz cambia pelle mutando in suggestioni etniche ("Tropic Of Interzone"), entrando di prepotenza in quella fantastica terra di nessuno che rimanda a due delle formazioni che hanno saputo con più originalità e potenza sonora mettere in pratica degli anarchici mix così uguali e così diversi, ovvero Rip Rig + Panic e The Pop Group.
Tutto il meglio del collettivo viene sciorinato nei conclusivi sette minuti di "Scream", le ubriacanti invettive vocali, il tono possente del sax di Shepp che incita come un muezzin dall'alto del minareto, il suono che si spappola, le percussioni che rotolano, il dub-basso deforme e potente, l'assolo finale di Lindsay che non ricordavamo così abrasivo da quando militava nei DNA in piena epoca no-wave.

La nuova seduta del Parlamento dell'Anarchist Republic Of Buzz si trasforma in un caos impazzito che, come e più del suo illustre predecessore, entusiasmerà senza dubbio gli amanti delle miscele più estreme, le vedove del primo Mark Stewart solista, chi a suo tempo aveva amato le ruvide escoriazioni no-wave e chi non ricerca in musica un facile rifugio ma una scomoda e sanguinosa verità.

(11/02/2017)



  • Tracklist
  1. Respect The Eye
  2. The 3rd Extremist
  3. Dark Mirrors
  4. Uzis on Perimeter
  5. Tropic of Interzone
  6. All One
  7. Jello Pudding Pops
  8. Scream
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