Moderat

III

2016 (Monkeytown) | electro, idm, indietronica

La scoperta dei Moderat fu, a suo tempo, un tuffo al cuore. Il sapiente connubio tra le poderose sonorità dei Modeselektor e la vocalità fragile e onirica di Sascha Ring aka Apparat diede vita a un progetto di musica elettronica di ampie vedute, capace di grandi cose. Forse neanche loro avrebbero potuto immaginare che i Moderat avrebbero riscosso un successo tale da portarli, quest'anno, al loro terzo lavoro in studio, intitolato, sulla scia della tradizione, "III".

La forza dello stile dei Moderat risiede in un energico amalgama di techno minimale, Idm e indietronica che, nei migliori dei casi, li ha portati alla creazione di piccoli capolavori come "Rusty Nails" e "A New Error" o, anche, alla bellezza eterea e immaginifica di "Out Of Sight". In "III", per la prima volta, non assistiamo al miracolo: non v'è un pezzo che si erge sopra gli altri, che destabilizza, capace di far venire la pelle d'oca. La maggior parte dei brani scivola via senza lasciare il segno, cosa che succedeva talvolta anche nel precedente "II", ma lì era sufficiente l'esplosiva accoppiata "Milk"-"Theraphy" per far dimenticare qualsiasi scivolone o pressapochismo.

Se "Finder" riprende certi stilemi contenuti nel disco precedente, la build-up, però, non convince mai del tutto e la sensazione è che avrebbe potuto dire molto di più. Sensazione che si ripete più in là, con "Intruder". Con "Reminder", unico singolo anticipatore del disco, i tre giocano a fare Thom Yorke (che da sempre ama e sostiene i Modeselektor), mentre in "Ghostmother" mettono a nudo quell'appeal pop che è stato tante volte la fortuna dei Moderat; qui tutto incentrato sulla vocalità di Sascha e sui cori che supportano il ritornello, ma il dipinto, una volta terminato, appare molto meno consistente di quanto ci piacerebbe credere. Tra le tracce in grado di rimanere impresse, invece, senza dubbio "Running", il cui leitmotiv affonda le radici in tessiture elettroniche che danno un carattere distintivo al brano e lo rendono adatto anche al dancefloor.
Una menzione meritano, nella loro diversità, anche "The Fool" e "Animal Trails", ma niente che faccia urlare al miracolo.

Così, tra melodie dolciastre, atmosfere che oscillano tra chill out e umori da club sostenuti da drop vigorosi, voce filtrata dal vocoder, qualche sample e glitchismi di sorta qua e là, le nove tracce di "III" (dieci con la bonus track "Fondle") scorrono velocemente, lasciando poco tempo per riflettere e per affezionarsi all'una o all'altra. Tutto è diventato pulito, fin troppo. La dimensione urban, tipica del sottosuolo berlinese in cui i tre da sempre si muovono, si è in qualche modo mitigata e se ne trova traccia saltuariamente.

Non si può dire che i Moderat non abbiano sfornato un lavoro maturo e compatto, ma esso appare anche e soprattutto meno brillante e peculiare di quelli precedenti. Una "Seamonkey", da "I", non passa inosservata, né al primo né al millesimo ascolto, tantomeno sarebbe possibile avere dubbi sull'identità dei suoi ideatori. Purtroppo, non si può dire la stessa cosa di una "Eating Hooks" o di una "Reminder", per esempio, che rimandano a cose già sentite altrove, e forse anche con risultati migliori.

(03/04/2016)



  • Tracklist
  1. Eating Hooks
  2. Running
  3. Finder
  4. Ghostmother
  5. Reminder
  6. The Fool
  7. Intruder
  8. Animal Trails
  9. Ethereal
  10. Fondle (Bonus Track)


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