Florist

If Blue Could Be Happiness

2017 (Double Double Whammy) | songwriter, indie-folk

È grazie al sublime mood cantautorale di Joni Mitchell che ho compreso l'accezione sentimentale del termine "blue" (inteso come malinconico o apertamente triste), per me sino ad allora soltanto una tonalità cromatica come altre. Quale che sia l'origine - le attribuzioni vanno dal blues degli schiavi nelle piantagioni di cotone a risultati di test psicologici - il vocabolario inglese ha assorbito questa accezione e difficilmente la si potrà ritrattare.
Di per sé, tuttavia, le varie gradazioni del colore blu esprimono una certa tranquillità, come un mare placido e infinito sul quale adagiare la mente. In questa ambivalenza risiede la semplice e convincente metafora che identifica il songwriting di Emily Sprague: la minuscola gioia del quotidiano brilla dietro a uno schermo di sommesso dolore esistenziale.

"If Blue Could Be Happiness" segue soltanto di un anno al primo album "The Birds Outside Sang", modesta rivelazione emersa da una cameretta ridotta ai minimi termini. Ma se anche, d'un tratto, la produzione si è resa più definita - al confronto, professionale anziché di fortuna - la strumentazione essenziale e la flebile intonazione di Emily sono rimaste immutate. Non è bastato, insomma, qualche buon microfono e il dileguarsi dei beat predefiniti di una tastierina Casio per far sì che le canzoni dei Florist divenissero "adulte", pronte a sconfinare nella scena indie universalmente riconosciuta.
Why can't I find a place to hide from the darkness?
I want to live in the Blueness
("Understanding Light")
Il colore come elemento sinestetico ed emozionale ritorna molte volte nel corso del nuovo album, come a voler tinteggiare la realtà più intensamente rispetto ai toni di grigio delle liriche ("Woke up feeling bad again/ The window always shows me where I am/ But now darkness won't allow me to show you who I am" - "Glowing Brightly"); e in particolare è proprio il blu quello che, nel profondo, identifica da sempre l'animo di Emily ("And I know I love you Blue/ It's the color in my heart and it's been there all along and/ I'll keep it after death" - "Blue Mountain Road"), e che ella attribuisce alla passione amorosa sbiadita dal tempo e dall'abitudine ("What is love if not Violet/ a beam of light on an Autumn afternoon/ that slowly fades to Blue - "What I Wanted To Hold").

Ma la prevalenza di certe sfumature non appare soltanto come una precisa scelta di scrittura: in qualche modo essa si riflette anche sul sound dei brani, molto più indistinti rispetto ai brevi racconti e pagine diaristiche dell'esordio. Il primo timido allontanamento dalla bassa fedeltà e dagli arrangiamenti do-it-yourself si è momentaneamente assestato su una "monocromia" che rischia di portare Florist a confondersi tra molti altri act degli ultimi anni: per fortuna, rimane unica l'intonazione fragile di Emily, come quella di un'amica che conosciamo e ci conosce da sempre, e che trova parole sincere solo nella più solitaria forma-canzone. In un momento di solitudine, insomma, anche questo album potrebbe salvarvi la vita.

(03/10/2017)

  • Tracklist
  1. Blue Mountain Road
  2. What I Wanted to Hold
  3. The Fear Of Losing
  4. Understanding Light
  5. Eyes In The Sun
  6. Glowing Brightly
  7. Thank You Light
  8. If Blue Could Be Happiness
  9. Instrumental
  10. Red Bird
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(2016 - Double Double Whammy)
Esordio in miniatura per il progetto lo-fi della cantautrice Emily Sprague

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