Gigaldi

Das Ganze Doppelalbum

2017 (Interstellar) | modern creative, avantgarde

Multistrumentista nei progetti improvvisativi Nirwakia e Braaz, nei Tumido, ma anche nel duo dei Ni, e prima ancora nell’estemporaneo Gigi’s Gogos, l’austriaco Christian "Gigi" Gratt compone infine le sue “Quattro stagioni” a nome Gigaldi (ovvio il gioco di parole con l’illustre padrino spirituale del caso, Vivaldi), per “Das Ganze Doppelalbum”. Tradotto, il titolo sta per “l’intero album doppio”, ma in realtà si tratta di quattro poemetti dalla durata simile ma ognuno pensato per uno specifico strumento, e quindi con la propria tecnica e il proprio stile, oltre al supporto dei dispositivi elettronici: sono, in pratica, quattro mini-album in uno.

A vincere, per tocco, umanità e alto ritmo, è “Sommer”, concepita per tres, chitarra cubana. Danze latine incalzano e s’incantano in pause paradisiache, tra lo sbatacchiamento delle percussioni elettroniche, s’incupiscono misteriose, si rigenerano in nuovi temi giulivi mandati all’apoteosi. “Herbst”, solitaria meditazione per chitarra elettrica, è il tributo dell’austriaco al post-rock progressivo e dilatato alla Godspeed, a suon di carillon inceppato e un crescendo polifonico affranto.

Il più confuso, impreciso e amatoriale “Winter” (per basso elettrico) è costruito su un fugato minimalista di addizioni e tocchi in sequenza; dopo minuti di techno bizzarra, peraltro interrotta bruscamente più volte, riesce però a incunearsi anche una creativa pittura sonora grottesca che lo osteggia e disintegra. “Frühling”, la primavera, è basato sul flicorno, che infatti mima per sinestesia l’immagine del germogliar floreale in una cascata di toni sostenuti, un raga estatico. Di nuovo, la seconda parte è più originale, con frasi ronzanti sovrapposte e una sezione di strilli drammatici in mezzo a sospensioni rinascimentali.

Ci sono momenti suggestivi e avvincenti, adrenalinici persino, di mutamento dinamico, di avvicendamento tematico e scenografico. Trasmette, bene o male, l’idea dello scorrere, il panta rei. Bisogna però essere pazienti, perché la pozione magica di Gratt prevede soprattutto ripetizioni, un netto sentore di prova generale anziché la solennità della definitezza (e con un lavoro di quest’ambizione è la qualità più richiesta), una continua, sistematica ricorrenza nel modus: frasi, a volte solo frasucole, appena abbozzate e mandate in loop e crescendo. Da un confronto col precedente più vicino, il “Sonic Seasonings” (1972) di Wendy Carlos, ne uscirebbe certo con dignità, ma malconcio.

(20/12/2017)

  • Tracklist
  1. Winter
  2. Frühling
  3. Sommer
  4. Herbst
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