Antonio Raia

Asylum

2018 (Clean Feed) | improvvisazione, jazz

Non c'è albero che voglia male al giardino
Non c'è figlio che non abbia avuto utero
Non c'è uomo che non possa farsi asilo
(Testo per l'edizione special di Asylum)

Di sassofoni incendiari nati sotto l’ombra del Vesuvio ne abbiamo ascoltati tanti, a cominciare dal maestro James Senese. Uno strumento, il sax, che si interseca a fondo con l’anima calda di una città che non dorme mai, che vibra di passione e che negli ultimi anni ha visto formarsi quella che potremmo definire una nuova intensa stagione musicale. Il giovane sassofonista Antonio Raia è figlio del Vesuvio e ha all’attivo molte esperienze in studio e dal vivo, spesso al fianco di pezzi da novanta come Chris Corsano, Adam Rudolph, Elio Martusciello, Caterina Palazzi, Alvin Curran, Colin Vallon, Lisa Mezzacappa e Fabrizio Elvetico.

Un background a metà strada tra la sperimentazione più colta e l’amore per la tradizione, quello di Antonio Raia. La chiave dell’immaginario messo in atto ha una scanalatura ricca di nette incisioni, e in questo suo primo Lp, intitolato “Asylum”, in onore del prezioso spazio culturale napoletano, l’ex-Asilo Filangieri, si fondono intime fascinazioni allo strumento, riverberi e melodie sfuggenti. Un concept ben preciso, tanto profondo, quanto omaggiante certa tradizione free-form. Nelle undici tracce, domina un sottile senso di abbandono, un parziale distacco dal mondo, un isolamento financo spaziale. Non a caso, le incisioni dell’album si sono svolte nel refettorio vuoto dell’orfanotrofio in disuso presso lo stesso ex-Asilo. Una scelta fortemente voluta ed emblematica delle traiettorie sonore contenute nell’opera.

Le versioni talvolta irriconoscibili e strazianti delle tradizionali “Torna a Surriento” e “Dicintencello vuje”, assieme allo standard jazz “Misty”, si inseriscono perfettamente in una scaletta con ben nove inediti. Nove squarci del proprio "io" musicale in cui regna un afflato totalmente acustico, in presa diretta, privo di sovraincisioni o effetti elettronici. Il suono è secco, conciso e ammaliante, tanto penetrante, quanto conturbante. Si prenda ad esempio il soffio distorto della tenebrosa “The Sound Of Voices Mingled With Scraps”, quasi a voler a ricreare una tempesta nel guscio di una conchiglia ritrovata su una spiaggia deserta e oscura.

L’introspezione emotiva unita a una melodia noir e a quello che potrebbe essere un sibilo di dolore domina le pieghe della struggente “Follow The Trail”, conducendo l’ascoltatore verso un limbo di passioni irrisolte. Mentre la più conciliante “The Children In The Yard” espone un isolazionismo fugace, l’immagine eterna di bambini che giocano in cerchio al centro di un cortile povero, abbandonato dal resto del mondo; così come la suadente “To Giulia” riecheggia lemme lemme, illuminando un mood introverso, parimenti romantico.
Antonio Raia è un musicista di spessore, non c’è che dire. E questo suo primo disco è la conferma definitiva di un talento sincero e dalle grandi prospettive.

(04/01/2019)

  • Tracklist
  1. Torna A Surriento 
  2. Refugees 
  3. The Lights Inside Scream 
  4. There Is The Wind Among The Rocks 
  5. Dicentencello Vuje 
  6. The Sound Of Voices Migled With Scraps 
  7. Fire On Heart 
  8. Follow The Trail 
  9. Misty 
  10. The Children In The Yard 
  11. To Giulia 
  12. Lullaby
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