Gianluca Favaron

Variations (Fragments Of Evanescent Memories)

2018 (13 Silentes) | elettroacustica, sperimentale

Se mai vi capiterà di parlare con Gianluca Favaron, vi accorgerete che tende quasi sempre a dissimulare i propri referenti culturali, citando molto più spesso le vecchie glorie dell’era post-punk e industrial rispetto ai pionieri della musica elettronica del Novecento. Allo stesso modo credo che sarebbe capace di liquidare le sue creazioni come stratificazioni e assemblaggi di rumori eterogenei, pure e semplici manipolazioni di sorgenti sonore usa-e-getta il cui significato è affidato unicamente all'ascoltatore.

Ma foss’anche in parte vero per i progetti più astratti e viscerali – “Zolfo” con Anacleto Vitolo, qui al mastering, e il recente ritorno del duo Zbeen – che pure si addentrano in profondità espressive inaspettate, nei caotici cut-up da solista la ricerca di Favaron non manca mai di rivelare un sostrato di presenze e richiami immaginifici, un maelstrom che sembra affondare le radici nei tormentati incubi letterari del secolo breve – ipoteticamente tra la Beat allucinata di Burroughs e il grottesco postmodernismo di Ballard.

Anche questa volta abbiamo ben poche spiegazioni utili a guidarci dentro un già non facile ascolto: come in una galleria d’arte contemporanea, gli unici referenti verbali sono nella didascalia posta di fianco all’opera – sta a voi persino decidere se si tratti di uno stratificato dripping o di un combine tridimensionale. Come nella precedente incursione noise di “Blank Spaces (I Don’t Want To Be Happy)”, titolo e parentesi meno criptici caratterizzano “Variations (Fragments Of Evanescent Memories)”, mutuando una dichiarazione di Arnold Schönberg secondo cui “anche la variazione è una forma di ripetizione”.

Con il consueto campionario di strumenti ed effetti prevalentemente analogici – tra cui nastri e field recordings, chitarra e synth, microfoni e idrofoni – Favaron ci immerge da subito in un’atmosfera da radiodramma acusmatico, coadiuvato dalla voce sussurrante dell’attrice e sound artist Alexandra Drotz Ruhn; di qui, molto lentamente, va allargandosi l’orizzonte di un paesaggio placidamente disumanizzato, percorso dal crepitio di correnti elettriche e di frequenze senza punto d’arrivo. Variazioni, per l’appunto, su memorie che sembrano non aver mai avuto o trovato un custode, frammenti avanzati da immagini e suoni compiutisi altrove.

È con la quinta sequenza che improvvisamente il microcosmo inerte si anima e comincia a popolarsi di figure più definite: temi/loop ricorrenti, cembali, elevazioni e rivolgimenti orchestrali, voci tra la folla e pervasive ebollizioni rumoriste; infine echi più familiari di canti d’uccelli, sirene della polizia e rintocchi lontani, ma che sono memorie di memorie già sbiadite, detriti di una mente che cancella e trattiene soltanto i contorni e l’ombra delle cose.

(01/03/2018)

  • Tracklist
  1. Fragment #1
  2. Fragment #2
  3. Fragment #3
  4. Intermezzo
  5. Fragment #4
  6. Fragment #5
  7. Finale
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