Giulio Aldinucci

Disappearing In A Mirror

2018 (Karlrecords) | ambient/drone

Il viaggio sonoro intrapreso da Giulio Aldinucci con “Borders And Ruins” non poteva risolversi in un progetto immediatamente conchiuso e isolato: il materiale confluito nel primo album a marchio Karlrecords equivaleva allo scoperchiamento di un vaso di Pandora, una via possibile tra gli echi sacri della polifonia rinascimentale e le dolenti waste lands dell’ambient/drone contemporanea.
Forse inconsciamente, il titolo “Disappearing In A Mirror” rappresenta un richiamo ancor più diretto all’espressionismo di Lawrence English e del suo “Wilderness Of Mirrors” – sebbene in parte prenda le distanze dalle sue opprimenti saturazioni – e di fatto ci proietta ancora una volta in un orizzonte immaginifico che sembra travalicare i confini del semplice supporto audio.

Dunque idealmente complementare, per molti versi simile al predecessore ma decisamente più lirico e intimista, anziché incentrato su una narrazione sonora “epica” e perturbante. Nondimeno, la sensibilità di Aldinucci riesce ad abbracciare e conciliare le perfette architetture del maestro cinquecentesco Pierluigi da Palestrina con l’emotività avvolgente e universale di Arvo Pärt e John Tavener: “Jammed Symbols” e “Aphasic Semiotics” sono tra le più intense e ipertrofiche manifestazioni della lucidità compositiva sviluppata da Aldinucci, capace di infondere linfa vitale a un coro che inonda lo spazio acustico di armonie senza tempo.

Il tema dell’identità personale e collettiva, del conflitto interno ed esterno all’individuo trovano forme anche più segnatamente introspettive: “Notturno Toscano”, basato su fasci di sintetizzatori, è insieme paesaggio e autoritratto dell’anima, sottilmente inquieto e dettagliato con pennello fine, sineddoche di un’incertezza che ora come ora aleggia in ogni parte del mondo civilizzato.
Il dittico finale di “The Burning Alphabet” e “Mute Serenade” sembra invece rispecchiare la luminosa conclusione del precedente album, assumendo però una tonalità opaca e se possibile ulteriormente eterea, come se da ultimo le voci risuscitate dalle fitte trame della storia tornassero a confondersi entro una campana di vetro, lasciando filtrare da ultimo soltanto le frequenze più acute e celestiali.

Con un’impronta sempre più riconoscibile e di rilievo internazionale, Giulio Aldinucci corona degnamente l’approdo sull’etichetta berlinese, possibile preludio a un aumento di notorietà e apprezzamento tra gli appassionati del settore, bisognoso di nuove figure di riferimento che conducano a un ricambio generazionale nel sempre più nutrito panorama della composizione d’atmosfera. Rende orgogliosi che tra queste, plausibilmente, potremo annoverare anche il suddetto.

(21/09/2018)

  • Tracklist
  1. The Eternal Transition
  2. Jammed Symbols
  3. Notturno Toscano
  4. Aphasic Semiotics
  5. The Tree Of Cryptography
  6. The Burning Alphabet
  7. Mute Serenade
Giulio Aldinucci su OndaRock
Recensioni

GIULIO ALDINUCCI

Borders And Ruins

(2017 - Karlrecords)
Profondità abissali e sacrale elevazione nel capolavoro del sound artist senese

GIULIO ALDINUCCI

Goccia

(2016 - Home Normal)
Continua l'innovativo percorso ambientale del compositore toscano

GIULIO ALDINUCCI

Spazio Sacro

(2015 - Time Released Sound)
Un nuovo capitolo del discorso ambientale sul sacro, questa volta made in Italy

GIULIO ALDINUCCI

Aer

(2014 - Dronarivm)
La conversione ambientale in senso stretto del talentuoso musicista senese

GIULIO ALDINUCCI

Tarsia

(2012 - Nomadic Kids Republic)
Flebili brandelli ambientali per Giulio Aldinucci, giÓ Obsil

Giulio Aldinucci on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.