Giulio Aldinucci

Borders And Ruins

2017 (Karlrecords) | dark-ambient/drone

La statura di un compositore non va di pari passo con la notorietà presso il pubblico, né si misura col prestigio delle etichette discografiche che lo pubblicano: ciò nonostante, l'approdo di Giulio Aldinucci presso label internazionali come Dronarivm, Home Normal e ora Karlrecords riflette un livello d'attenzione decisamente alto rispetto alla media della musica di ricerca italiana. E al sound artist senese va dato merito di significativi passi in avanti nel progressivo sviluppo di un'estetica ben riconoscibile ma mai uguale a se stessa, ormai in grado di competere con i principali esponenti dell'attuale panorama ambient/elettronico.

Un discreto scarto stilistico separa gli esperimenti principalmente dedicati al dialogo coi field recordings - da solista, ad esempio, in "Spazio Sacro" e "Goccia", e in duo con Francesco Giannico in "Agoraphonia" e nell'ultimo "Reframing" - dalla nuova incarnazione dello scuro e sfaccettato paesaggio sonoro di "Borders And Ruins", secondo capitolo per la serie Periklas dell'emerita casa berlinese.
La densa drammaturgia di quest'opera sottolinea ulteriormente la vicinanza di Aldinucci alla sensibilità di Lawrence English (il cantus saturato in apertura) e di Tim Hecker nelle sue più recenti contaminazioni "sacrali" (l'impervia marea di "Division"), così come la dichiarata infatuazione per i maestri della polifonia rinascimentale e barocca: ma ancor più che alla forma musicale, evidentemente, il nostro intende rifarsi alle risonanze architettoniche cui era dedicata quest'arte sublime, plasmando il suono in maniera tale da attribuirgli una profondità prospettica che attraversa ogni gradazione dall'etereo sublime alla vertigine dell'abisso.

Esodo, ascensione ("The Pray") e rinascita ("Chrysalis") sono alcuni degli spunti tematici offerti dai titoli, di fatto non strettamente necessari alla fruizione di un excursus di per sé fortemente immaginifico, suddiviso in tappe singolarmente caratterizzate. Lo sguardo e l'ascolto di Aldinucci attraversano il greve rimestare di pietre e calcinacci e le voci di una folla indistinta e senza volto (i field recordings di "Venus Of The Bees"), mescolandovi con la stessa pregnanza un organo profano ("Parole", come un'eco di "Shine On You Crazy Diamond") o un proliferìo di glitch molecolari alla Oval.
I cori di voci si diffondono scompostamente nei passaggi più solenni e stratificati - in certi casi sfiorando la gravosità di un annuncio apocalittico - finché da ultimo guadagnano un ruolo di assoluta preminenza nella lieve e vorticosa astrazione di "The Skype Cloud And Your Smile On The Left", che nella familiarità del titolo esprime forse un'ideale conciliazione tra la dimensione del quotidiano e quella di un sentire più assoluto che sfugge alle parole e alle cose.

Più di ogni suo precedente, "Borders And Ruins" ci consegna l'assoluta certezza di quella statura che Aldinucci si è guadagnato sul campo, sperimentando a ogni livello e assorbendo in tempo reale gli elementi fondanti - ma soprattutto lo spirito - della nuova elettronica d'atmosfera, di cui ora potrebbe divenire un nuovo protagonista a livello internazionale.

(15/09/2017)

  • Tracklist
  1. Exodus Mandala
  2. Division
  3. Parole
  4. Venus Of The Bees
  5. The Pray (Dissonant Ascension)
  6. Chrysalis
  7. The Sunken Horizon
  8. The Skype Cloud And Your Smile On The Left
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