Francesco Giannico & Giulio Aldinucci

Agoraphonia

2016 (Dronarivm) | ambient, field recording

Quattro piazze di quattro luoghi lontanissimi tra loro, attraversate ogni giorno da migliaia di persone che camminano, parlano, pensano, mangiano, vivono e si muovono; microcosmi sonori percorsi da uomini di razze e culture diverse, che senza rendersene conto creano quella che è da intendersi come vera musica, ogni giorno diversa da quello precedente. Ascoltando il lavoro del duo Francesco Giannico & Giulio Aldinucci la mente va decisamente verso le parole di quel compositore che ha plasmato a sua immagine e somiglianza gran parte della musica del ventesimo secolo e della musica a noi contemporanea.

"Qualunque cosa noi facciamo è musica o può diventarlo attraverso l'uso di microfoni" diceva John Cage - musicista la cui influenza deve essere ancora compresa pienamente - che fin dal 1962 inizia a utilizzare l'amplificazione per rendere udibile e quindi trasformare in musica quegli impercettibili suoni che volontariamente o involontariamente si creano negli spazi, siano essi vuoti o siano essi affollati. Quell'esperimento emblematico - "0'00''" o "4'33'' part 2" - rende udibile e di conseguenza conferisce dignità di musica a rumori e suoni di sottofondo di un luogo qualunque (nel caso di Cage un auditorium o una sala concerto) semplicemente amplificando al massimo possibile le "note" create dall'ambiente stesso.
Si intuisce quanto sia sottile la differenza di propositi tra chi, come Brian Eno, crea negli anni Settanta la musica per ambienti, una nuova musica che riempie uno spazio, musica come arredamento ("Music For Airports"), e chi come John Cage coglie, rende udibile una musica che è gia presente negli ambienti stessi. Se Eno aggiunge note all'ambiente compenetrandosi indissolubilmente in esso, quasi per arricchirlo e renderlo più accogliente, Cage "ruba" i suoni all'ambiente ritenendo che sia esso stesso produttore di musica.
Esperimento che era stato già anticipato nel 1952 con la prima versione di "4'33''", dove il musicista non suona lo strumento che si trova dinnanzi, deviando quindi l'attenzione verso i rumori o i suoni prodotti dal pubblico o persino dall'esterno della sala, senza però - in questa prima versione - alcun uso di amplificazione.

Il progetto di Francesco Giannico e Giulio Aldinucci fa propria l'intuizione geniale e provocatoria di Cage cogliendo, tramite innumerevoli registrazioni, campionamenti successivamente manipolati e sovraincisi, il suono di quattro piazze situate in luoghi diversissimi tra loro: Marocco, Argentina, Cina e Italia. Piazze che esplodono di vita e di suoni, piene di storie, sia quelle piccole e personali con la "s" minuscola, sia quelle protagoniste delle grandi storie con "S" maiuscola. Emblematica la scelta di Plaza De Mayo, piazza che tanta parte ha avuto nella storia argentina. Ci troviamo di fronte a cinque vere sinfonie elettroniche in cui l'elemento protagonista resta sempre il luogo, la piazza intesa come elemento vivo e pulsante, luogo da cui "catturare" la musica prodotta in modo "non intenzionale" dalla stessa (proprio Cage diceva nella sua "Autobiografia" di aver insegnato alle nuove generazioni che era possibile realizzare delle opere d'arte non intenzionalmente).

Se "Plaza De Mayo" ricorda la storia argentina con momenti di commozione e pathos, "Koutoubia" è ricca di un'elettronica dilatata e atemporale. "Shantangjie" accentua la quantità di field recordings dispersi in morbidi droni al servizio continuo dei dialoghi registrati in sottofondo; i primi minuti eterei e impalpabili sono squassati via in un finale ben più caotico. "Piazza Umberto I" ci porta in Italia con un brano più essenziale, dove le registrazioni manipolate sovrastano la strumentazione elettronica, qui ridotta ai minimi termini; l'essenzialità del brano sembra rimandare ai primitivi esperimenti della musica concreta francese, qui solcati da droni sintetici dilatati.

I diciotto minuti di "Agoraphonia" chiudono l'album con le registrazioni prese da venti piazze differenti e rappresentano un grande contenitore, un unico calderone dove sono presenti le caratteristiche precedentemente descritte; venti piazze che convivono in una sola piazza, dove le differenze tra l'una e l'altra sono irriconoscibili, dove non vi è distanza tra continenti e nazioni, dove è l'uomo - indipendentemente dal suo colore o dalla sua cultura - a essere al centro. Probabilmente il vero messaggio di "Agoraphonia".

(29/07/2016)



  • Tracklist
  1. Koutoubia
  2. Plaza de Mayo
  3. Shantangjie
  4. Piazza Umberto I
  5. Agoraphonia


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