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Decomposition IV: Variations On Bulletproof Glass

2018 (Ventil) | post-industrial, noise, sperimentale

Sperimentare, nella pratica scientifica come in quella espressiva, richiede obiettivi e metodi ben precisi per far sì che i risultati non rientrino soltanto nel dominio delle curiosità e costituiscano invece il frutto di una ricerca degna d’attenzione e riconoscimento. Perciò anche la composizione d'avanguardia non può affidarsi esclusivamente a procedimenti casuali, ma deve procedere da basi concettuali e mezzi prestabiliti al fine di non perderne il controllo.
Alla stregua dei geniali Matmos, il binomio formato dagli austriaci Peter Kutin e Florian Kindlinger (già insieme nel trio Dirac) è un esempio mirabile di come si possano elaborare nuovi linguaggi musicali a partire da elementi sonori non convenzionali, ricavati empiricamente sulla base di un utilizzo eterodosso della microfonazione in rapporto a particolari oggetti e materiali.

Così nasceva nel 2015 la serie "Decomposition", i cui primi tre capitoli sono stati riuniti in un'unica pubblicazione sulla stessa etichetta Ventil: qui i due sound artist hanno rielaborato registrazioni effettuate dentro un VLT (Very Large Telescope) durante il suo processo di calibrazione, all’interno di un crepaccio glaciale a 3200 metri di quota, e infine segnali elettromagnetici provenienti dalle luminarie di Las Vegas, tradotti in onde sonore udibili con la collaborazione di Christina Kubisch.
Un macro-progetto, dunque, che si divide tra visioni rivelatorie e una curiosa vocazione documentaria, in cerca di entità acustiche nascoste e apparentemente inaccessibili. Questo quarto capitolo conferma l’identità del progetto ma presenta un concept, se possibile, ancora più innovativo e affascinante: si avvale infatti di onde trasmesse attraverso una lastra di vetro antiproiettile sottoposta a violenti urti.

Anche qui i singoli e singolari ritrovati sonori fungono da materia grezza per complesse partiture dalla variegata impronta ritmica e melodica: catturati per mezzo di speciali microfoni utilizzati come sensori nei crash test delle automobili, i campionamenti divengono altezze, pulsazioni artificiali o contrappunto all’interno di una tavolozza espressiva tanto scura quanto impattante.
In “H.A.A.R.P.” sferzate noise, cocci di vetri rotti in caduta libera, tintinnii e spari nel buio ci lasciano immaginare una nuova, spietata "notte dei cristalli", mentre “T.I.A.” è un sogno inquieto tra disorientanti stereofonie di glitch e malformazioni digitali in alta definizione. Sul loop autistico di “I THRONE” si inserisce la prima e unica voce, i cui versi in rima sono invocazioni disperate nel mezzo di un fitto e disturbante proliferare di effetti elettroacustici.

Come un susseguirsi disordinato di piccole schegge e concrezioni pesanti, i sample si diramano e si sviluppano lentamente calandoci in uno scenario di intensa astrazione post-industrial, in più casi – e particolarmente in “P.A.N.E. #2” – molto prossima all’asprezza dei Nine Inch Nails: le stesse inquietudini e prospettive funeste messe in musica da Trent Reznor corrispondono all’ispirazione di Kutin e Kindlinger per questo lavoro, che nelle loro parole riflette l’impossibilità della sicurezza assoluta in un’epoca di così grande incertezza dal punto di vista socio-politico.
Un segnale d’allarme che in “Decomposition IV”, nonostante un finale in sordina che ne appiana la forza prorompente, giunge con assoluta evidenza senza ricorrere a espliciti sbandieramenti ideologici, sfruttando il potere esclusivo di una sfaccettata e immaginifica narrazione sonora.

(05/03/2018)

  • Tracklist
  1. X_26
  2. H.A.A.R.P. 
  3. T.I.A.
  4. I THRONE
  5. P.A.N.E. #1 
  6. P.A.N.E. #2
  7. L.I.W
  8. HYPNAGOGUM
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