SABBIA

Kalijombre

2018 (La Mansarda) | post-rock, stoner

Il secondo album del 2017 dei biellesi Sabbia era stato sorprendente per gli amanti del rock strumentale, tra post-rock, psych e stoner. Era comunque lecito attendersi un’evoluzione, un ulteriore passo avanti, considerate le evidenti potenzialità già espresse.

Le promesse sembrano essere mantenute col nuovo “Kalijombre”, con sei nuovi brani strumentali che arricchiscono le classiche tematiche post-rock con un sax che spadroneggia ovunque e che dona al contesto un’atmosfera jazz solitamente marginale nel mondo psichedelico o stoner. E’ in un certo senso un colpo di genio, quello di unire la ruvidezza della chitarra elettrica e il suono pulito dei fiati. Nei crescendo tra Mogwai e Queens Of The Stone Age si celano gli ingredienti principali dei Sabbia, il piacere della lenta attesa che porta ai violenti finali con basi rock e assoli sax, attesa che può essere tale solo in formati-canzone di almeno 8-9 minuti.

Gli ipnotici arpeggi di chitarra con sax di “118”, l’imponenza rigida di “Manichini” e le irruenze del finale di “A spada tratta” sono significativi nella scena italiana contemporanea, non tanto per innovazione, ma per stile e qualità di esecuzione. Mondi prettamente da locale jazz sono quelli dell’unico brano breve, “Il Barone Von Dazza”, mentre la title track segue la classica struttura dei Sabbia con precisione certosina e ritmi incalzanti.

(08/02/2019)



  • Tracklist
  1. Kalijombre
  2. Manichini
  3. Il Barone Von Dazza
  4. Elefanti (in via Lamarmora)
  5. 118
  6. A spada tratta


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