Sonae

I Started Wearing Black

2018 (Monika Enterprise) | glitch, ambient-techno

La carriera ancora insicura di Sonia Güttler, in arte Sonae, comincia con uscite brevi, il singolo “Cologne” (2012), il soundcloud “Piano Kratz” (2013) e l’Ep “Entmutigt” (2014), improntate a celeri cavatine per pianoforte - memori della sua preparazione classica - accostate a scenari digitali, e solo qualche quadretto puramente elettronico tendente al ballo (“Marry”, “Urban Cruising”). Con il primo lungo “Far Away Is Just Around The Corner” (2015), Güttler importa gli stilemi della musica ambient con una fantasia appena più sbrigliata (“Wandering”, “I Don’t See Any Flowers There”), a un soffio dalle vertigini della prima Colleen.

Quei progressi già s’incrinano con la babele (involontaria e no) diffusa dal seguito, “I Started Wearing Black”. Si comincia con un ambient-techno piuttosto sbiadito, “Majority Vote”, indeciso tra loop e scarabocchi digitali, il cui beat è comunque assorbito dal gorgo scampanellante e sinistro di “Rust”. “Dream Sequence” apre subito tutto un altro fronte, una soundscape new age di fluttuazioni e marcescenze, una putrefazione dello stile Art Of Noise (ma è di fatto un regalo dell’ospite Gregor Schwellenbach).

In generale, comunque, il battito techno è qui una iattura col potere di rovinare idee anche affascinanti: rompe (letteralmente) con poca eleganza la magia d’una bruma cupa nell’eponima “I Started Wearing Black”, sfalda troppo brutalmente il suo pianoforte nello still-life “White Trash Rouge Noir”, memore dei suoi esordi, fa macerare nella stasi “System Immanent Value Defect”, altrimenti una sonatina elettroacustica per rombo d’onde oceaniche e violoncello in tremolo dissonante.
Si tasta un po’ di tensione in “Soul Eater”, una frenesia ritmica alla Markus Popp acquietata in una toccata-carillon, con saggio d’avanguardia in chiusa, e con una “We Are Here” in cui Güttler usa il computer come un obiettivo di caleidoscopio, ridisegnando continuamente il tema di piano come in una rifrazione, fino a sfocarlo arcanamente.

Disco melanconico fin dal titolo, realizzato anche come terapia e sfogo antidepressivo. Güttler, nativa di Colonia, ultima rampolla della nobile dinastia elettronica femminile, un po’ compone e un po’ tergiversa, un po’ ricerca e un po’ gioca a Risiko. Ha talento, i cui frutti sono brani ammantati d’un piacevole rigore formale, anche se non eccelsi, ma manca di ambizione e certamente di congruenza. Il problema maggiore sta nella natura: alla copertura della musica sinuosa da club si frappone, raramente, l’austerità della musica colta, e sembra un effetto involontario più che uno stratagemma. Apprezzerà moderatamente chi ama la slavata glacialità mitteleuropea. Seguito da “Wearing Black Remixes” (2018).

(02/05/2018)

  • Tracklist
  1. Majority Vote
  2. Rust
  3. Dream Sequence
  4. Soul Eater
  5. I Started Wearing Black
  6. White Trash Rouge Noir
  7. System Immanent Value Defect
  8. We Are Here
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