Children Of Bodom

Hexed

2019 (Nuclear Blast) | power-metal, melodic-death-metal

I finlandesi Children Of Bodom esordirono nel 1997, capitanati dall'impetuoso cantante e chitarrista Alexi Lahio, all'epoca appena diciottenne. La loro formula era un mix dei tratti salienti del power-metal, del melodic-death-metal e in misura minore di spunti sparsi da altri generi come black-metal, speed, thrash e un pizzico di virtuosismo Malmsteen-iano negli assoli; il tutto miscelato con un atteggiamento abbastanza tamarro. Di solito o amati o criticati, i cinque si sono ritagliati una propria di nicchia di fan fedelissimi che ha reso il gruppo tra i più popolari di Finlandia, e hanno ispirato numerosi cloni pretenziosi.
Nella seconda parte di carriera lo stile del gruppo si è fatto un po' più thrasheggiante e rockeggiante, meno estroso. Tuttavia i risultati altalenanti non hanno sempre convinto pubblico e stampa metallara, che per alcuni episodi hanno rivisto nel gruppo un'eccessiva autoindulgenza e spesso una certa carenza di idee. Laiho e soci cercano sempre di sopperirvi con la loro attitudine quasi scanzonata, da musicisti che vogliono divertire e divertirsi sul palco senza prendersi troppo sul serio.

L'ultimo lavoro "Hexed" recupera parte dei tratti distintivi delle sonorità passate e li rimescola di maniera. Nel farlo, ci mostra un gruppo di base sempre grintoso negli intenti e, al solito, ancorato a un certo passatismo e a una certa staticità stilistica di fondo (nonché a un lato tematico post-adolescenziale). C'è equilibrio tra i due aspetti, nel senso che alla fine il risultato è senza lode e senza infamia. Il songwriting è abbastanza diretto e d'impatto e la tendenza a ricapitolare la discografia del gruppo è probabile soddisferà gli appassionati rimasti delusi dagli ultimi lavori. 

Pezzi come l'incalzante opening "This Road" (trascinata dai botta e risposta tra chitarra e tastiera), la catchy "Say Never Look Back" ma soprattutto il bruciante singolo "Platitudes And Barren Words" (ritornello incisivo, basso e riff al vetriolo) sono tra le migliori prove del full-length, con melodie pesanti e arrangiamenti tendenzialmente taglienti, ma senza particolari guizzi. Fra i momenti più pestati ci sono "Kick In A Spleen" e la martellante title track. Fra quelli più melodici, invece, spiccano la briosa "Under Glass And Cover" e il midtempo "Soon Departed", con armonizzazioni adagiate su substrati di tastiera atmosferica. "Knuckleduster" è un riarrangiamento di una canzone proveniente dall'Ep "Trashed, Lost & Strungout", che risale al 2004, e sembra suggerire una povertà d'idee su cosa piazzare per chiudere l'album.

I brani scritti sono alla fine onesti e di genere, anche se a volte mancano di dinamismo e in più la batteria è spesso monotona. Complice l'età, lo screaming di Lahio si è fatto più basso e catarroso; si lascia all'ascoltatore la preferenza sulle sue linee vocali di adesso o del passato. I duelli di chitarra e tastiera ricordano aspetti più vicini ai primi dischi del gruppo, in particolare al periodo di "Hatebreeder" e "Follow The Reaper", e probabilmente entusiasmeranno gli appassionati di quel periodo che hanno mal digerito le ultime prove; mentre molti riferimenti più immediati toccano anche gli album "Hate Crew Deathroll" e "Are You Dead Yet?" per il riffing pesante ma dal piglio rockeggiante e orecchiabile. Ma fra i vari periodi del gruppo c'è sempre un filo conduttore continuo senza rotture e le impronte digitali del loro suono sono riconoscibili.

Alla fine i fanciulli di Espoo sono sempre così e si può dire che l'album sia un loro riepilogo. Se si eccettua la rotta più thrashy dell'ultimo decennio, che viene qui ridotta per recuperare quanto mostrato agli esordi, sostanzialmente il loro stile non è mai cambiato molto, se non variando le dosi dei singoli ingredienti: ora riavvicinandosi più al metal classico, ora riducendo i tecnicismi a favore di un approccio più "up-to-face" e groovy, ora cercando maggiore pesantezza, ora aprendosi a melodismi faciloni.
Tutto sommato, "Hexed" è prevedibilmente in stile Children of Bodom, con qualche canzone discreta se non godibile e alcuni elementi sicuramente migliorabili. Suona più compatto del precedente "I Worship Chaos", che a confronto potrebbe risultare troppo pastoso - oppure più immediato, ma è questione di gusti. Per i fan del gruppo.

(12/03/2019)



  • Tracklist
  1. This Road
  2. Under Grass and Cover
  3. Glass Houses
  4. Hecate's Nightmare
  5. Kick in a Spleen
  6. Platitudes and Barren Words
  7. Hexed
  8. Relapse (The Nature of My Crime)
  9. Say Never Look Back
  10. Soon Departed
  11. Knuckleduster
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