For Carnation

Post-rock al ralenti

di Marco Delsoldato

Eredi naturali degli Slint, affini allo slow-core dei Codeine, i For Carnation di Brian McMahan hanno coniato un sound catalettico, fatto di rallentamenti e pause, ma anche di trepidazione. Una formula fondamentale per comprendere lo sviluppo della fenomenologia post-rock

Incentrati sulla figura di Brian McMahan, i For Carnation hanno saputo raccogliere come solo i Rodan l'eredità degli Slint, rivitalizzando, nello stesso modo della formazione di "Rusty", una determinata concezione sonora e dando ispirazione a un numero imprecisato di musicisti.

Tipicamente legata al suono di Lousville e alla destrutturazione, la formazione del Kentucky fa il suo esordio nel 1995 con l'Ep Fight Songs (Matador). Nella band il solito David Pajo e la coppia dei Tortoise John Herndon e Douglas McCombs. Un silenzio narcolettico si diffonde attraverso lunghe trame, talvolta intrise di un delicato intimismo ("Grace Beneath The Pines"), in altre occasioni mascherate da un'energia trattenuta ("Get And Stay Get March"). L'intermezzo di "How I Beat The Devil" sorprende per la sintesi assoluta della lentezza che fa sfiorare una concezione, se non tipicamente cantautoriale, vicina allo slow-core d'area Codeine. E', presumibilmente, la sola evoluzione possibile di McMahan, partito con gli Squirrel Bait e avvicinatosi lentamente al punto di non ritorno della sua visione musicale, volutamente rallentata e drammatica. Non per assurdo depressa nelle tristi carezze delle chitarre.

La definitiva conferma è data da Marshmallows (Matador, 1996), realizzato senza il contributo di Pajo. Sei episodi, relativamente concisi, che danno un senso compiuto a una musica geneticamente figlia di anime nascoste e titubanti. "On The Swing" è un'antifilastrocca soffusa, simile, come attitudine, al precedente Ep, ma più ispirata e visualizzata. Le emozioni sono tanto concrete quanto sopite in un'assenza di vitalità ricercata e destinata a dipanarsi solo di rado (il lieve crescendo di "Salo"), oppure frastagliata in un'elettricità dissonante ("I Wear The Gold"). McMahan mostra il suo indiscutibile talento in ogni forma, passando da schizzi screziati da una sensibilità disarmante ("Lmyr, Marshmallows") a episodi degni dei migliori Gastr Del Sol ("Winter Lair"). La conclusiva "Preparing To Receive You" caratterizza i trenta minuti di tutto il lavoro, fra afflizione e abbandono, dove la voce è allo stadio ultimo e la musica si tramuta in tensione apatica.

Nel 1997 i primi due lavori vengono riuniti in Promised Works (Runt) e devono passare tre anni per ritrovare il gruppo.

For Carnation (Touch And Go, 2000) vede una formazione profondamente modificata intorno a McMahan. Partecipano Bobb Bruno (chitarra e tastiere), Steve Goodfriend (batteria), Todd Cook (basso) e Michael McMahan (chitarra). Insieme a loro, svariate collaborazioni, da John McEntire (Tortoise) a Dan Fliegel (The Eternals), passando per Christian Frederickson (Rachel's) sino alla presenza alla voce di Kim Deal in "Tales". Le caratteristiche evidenziate in precedenza vengono elevate all'ennesima potenza, attraverso un viaggio di cinquanta minuti oppressivo e restio alla comunicatività. L'incipit di "Emp. Man's Blues" è un'immagine in bianco e nero tratta da un film surreale per ipnotismo e desolazione. Lievemente il tono si alza, tuttavia le sensazioni non mutano nemmeno nella successiva "A Tribute To", con un'angoscia generata da una chitarra indolente nell'incedere ripetuto. "Being Held" ne rappresenta la fisiologica continuazione, ma la trepidazione, prima accennata, qui scompare completamente, in una notturna suonata strumentale riversata su stessa, isolandosi da qualsiasi contemporaneità. E se "Snoother", nella sua quasi forma-canzone, riporta su un piano terreno, "Tales (Live From The Crypt)" afferma ancora una volta l'assolutezza dell'apprensione più viva, sfruttando giochi elettronici e una batteria sgomenta nel vedere danzare a occhi chiusi voce e chitarra. Il cerchio si chiude con "Moonbeams", dove, come in "Salo" nel primo Ep, McMahan ritorna a giocare la carta del crescendo trattenuto e carezzevole.

La saga dei For Carnation ha concluso il viaggio intrapreso dagli Slint. Dopo di loro, ci saranno nuove dinamiche e nuovi tragitti, ma non ripercorrere questi sentieri sarebbe imperdonabile per chiunque volesse comprendere lo sviluppo della fenomenologia post-rock.

For Carnation

Post-rock al ralenti

di Marco Delsoldato

Eredi naturali degli Slint, affini allo slow-core dei Codeine, i For Carnation di Brian McMahan hanno coniato un sound catalettico, fatto di rallentamenti e pause, ma anche di trepidazione. Una formula fondamentale per comprendere lo sviluppo della fenomenologia post-rock
For Carnation
Discografia
  Fight Songs (Matador, 1995)

6,5

Marshmallows (Matador, 1996)

8

  Promised Works (Runt, 1997 - Touch & Go, 2007)

7

For Carnation (Touch & Go, 2000)

8

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