Provenienti dal sottobosco indie milanese, i Fou propongono una versione edulcorata di un certo pop non-sense che ebbe origine con i gloriosi Bluvertigo. Indecisa se tuffarsi sulla scia del successo dei Baustelle o cesellare canzoni introspettivamente insensate, la band prende una strada che sta a metà fra quest’ultime due opzioni. Se i testi sono spiritosi anche se un po’ ingenui, la musica inciampa spesso su stilemi chitarra-basso-batteria davvero stantii. Al contrario, gli intrecci fra voce femminile e maschile evidenziano una ricerca vocale di un certo calibro.
Tremule linee elettroniche (“Ultimo kebab (nel quartiere isola)”, “Edmundo") e qualche tensione ritmica di pregio (“Mandarini”), risollevano le quotazioni di un disco che esprime un confuso mix di potenzialità e cadute di stile. Per il futuro sarà fondamentale focalizzare l’attenzione su costrutti lirici più concreti, evitando sofismi di difficile fruibilità. Imperdonabile l’imbarazzante somiglianza di “Cosa Fai!” con “Sono=Sono” dei già citati Bluvertigo.
17/10/2008