Power-trio di Pordenone composto di voce, due chitarre e batteria (rispettivamente Arrigo Cabai, Alberto Rainis, Jean-Luc Beorchia, già membri di Vitriola e Hurlyburly), gli Stayer nascono a fine anni 90 per sperimentare a modo loro il noise-rock storico (Fugazi, Sonic Youth, Cows). "Better Days", il loro primo full-length, riparte liberamente dalle precedenti incisioni su corta distanza, come pure dai live e dalle comparse su compilation collettive, per proporre brani psicotici come "Amniotic", che insozza palpiti post-rock à-la June Of '44 con canto alla Steve Albini e flanger di chitarra, la breve "Electricity", con glissando atonale e effetti di synth, e "Machine", dall’andatura pepata (accordi in levare quasi in stile Police) e riff a scoppio alla Red Worms’ Farm.
I brani migliori rimangono forse "Come Clean", una scheggia memore dei Descendents con tocchi electro-robotici, e "Spleen Attack", una piece ricolma tanto di disadorni stilemi post-punk quanto d’incoerenze di dinamica e velocità.
Composta di una serie di genuini rigurgiti post-hardcore, poco arrangiati e supportati da diseguale solidità, è una raccolta che fa il punto della situazione basandosi su criteri più anti-godibili che anti-commerciali. Teho Teardo, il quarto Stayer, già con Meathead e Modern Institute e collaborazioni di lusso, oltre a suonare synth ("Come Clean", "Machine", "Electricity") e chitarra baritona ("Words on Paper", "Electricty"), s’improvvisa pure produttore a buon mercato.
07/07/2008