BORKO - Celebrating Life

2008 (Goodfellas)
pop

La butto lì, fin da subito, così che il malcapitato fan dei Radiohead, giunto per puro caso a leggere questa recensione, possa scappare inorridito non appena arrivato al terzo rigo: "Celebrating Life" è il tipo di disco che Thom Yorke e soci avrebbero dovuto realizzare dopo il mitico duo "Kid A/Amnesiac", invece di star lì a menarla con Bush, Orwell e arcobaleni sbiaditi.

Non è un caso la citazione del gruppo di Oxford, perché c’è qualche affinità attitudinale tra Bjorn Kristjansson (vero nome di Borko) e i cinque creep inglesi. Il fatto è che in questo lavoro c’è quell’equilibrio tra elettronica glaciale, melodie pop e intimismo da songwriter che gli ultimi Radiohead hanno cercato di raggiungere, fermandosi puntualmente a metà strada. I riferimenti a loro, però, finiscono qui.

Borko, in realtà, ha poco a che spartire con certo pop anglosassone, e di questo chi scrive se ne rallegra assai. Essendo egli islandese, invece, ha molte più affinità con le soffuse atmosfere di Bjork, con l'electro-pop ludico dei Múm, con l’infinito onirismo dei Sigur Rós o col trip-hop dei ghiacci dei Gang Bang. È davvero straordinario constatare come la geografia musicale sia cambiata negli ultimi due decenni: fino a qualche tempo fa la musica islandese era quasi completamente ignorata. In questa recensione non si vorrebbe nemmeno cadere, però, nei trabocchetti che tende il cosiddetto hype che si viene a creare intorno a particolari scene. Per essere più chiari: è meglio andarci piano, evitando di generare effimeri entusiasmi, e dire subito che il disco è sì buono, anche con qualche picco di eccellenza, ma nel complesso il già sentito è sempre in agguato.

“Continental Love” cammina sulla lama di un rasoio oscillando tra antico e moderno, tra leggenda e profezia: l’elettronica si intreccia con sognanti arpeggi di chitarra, e ne viene fuori una musica paesaggistica per viaggiatori mentali. Leggera sì, ma non banale, così come non banale è la ballata “Spoonstabber”, esaltata da un chorus con trombe solenni e accorate.

“Shoo Ba Ba” è il suono dei geyser: le tastiere si sgretolano sotto i colpi di una drum machine monocorde. Le aperture armoniche fanno il resto, facendo emergere in filigrana una sottile vena sinfonica, unita a un’ascendenza fiabesca priva di futili abbellimenti.

“Sushi Stakeout” fa venire in mente la neve, pura, che si scioglie tra le mani; tra riverberi ambient, poderosi riff di chitarra e pregevoli intarsi armonici.

Alla metà del disco si colloca il brano più enigmatico, “Dingdong Kingdom”. L’aggettivo enigmatico è  qui usato perché il pezzo è di difficile valutazione: questa cavalcata labirintica, introdotta da tastiere spettrali, a un ascolto può sembrare pateticamente kitsch, a un altro intensamente evocativa.

“Summer Logic” è un altro profluvio di percussioni, sfarzose tastiere elettroniche e trombe regali; “Doo Doo Doo” è un pop nonsense senza particolari vette o cadute.

Il compito di chiudere il disco, in bello stile, è affidato all’esplosione di coriandoli ritmici e vocali di “Hondo & Borko”.

A questo punto, per il futuro è lecito aspettarsi il salto di qualità. Speriamo.

04/05/2008

Tracklist

  1. 1. Continental Love
  2. 2. Spoonstabber
  3. 3. Shoo Ba Ba
  4. 4. Sushi Stakeout
  5. 5. Dingdong Kingdom
  6. 6. Summer Logic
  7. 7. Doo Doo Doo
  8. 8. Hondo & Borko

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