The Slackers sono un combo newyorkese di provenienza ska, attivo ormai da dieci anni e capitanato da Vic Ruggiero (piano, organo, chitarra, voce e principale compositore). La loro ultima uscita, “Peculiar”, presenta la band al pieno della maturità, consapevole dei propri, eclettici, mezzi e decisa a sfruttarli al meglio. Per descrivere in breve il suono del disco si potrebbe parlare di un incrocio tra i Phish e una big-band, il tutto sotto l’egida di Bob Marley.
Non abbiamo parlato a caso di mezzi eclettici: è proprio la capacità di spaziare tra influenze variegate una delle qualità migliori del loro nuovo lavoro. Ruggiero si diletta nei campi più disparati, ma è soprattutto una penna di qualità e di stampo quasi cantautoriale (a chiudere il disco è un omaggio a Bob Dylan, una cover alquanto calligrafica della celeberrima “I Shall Be Released”), cui viene aggiunto un lavoro armonico di marca beatlesiana nei pezzi più di gruppo, presumibilmente ad opera di Geard (basso e cori). Il servigio maggiore è rendere “Peculiar” scorrevolissimo oltre che piacevole.
Regnano allegria e serenità. Dopo l’apertura affidata alla bella “86 the Mayo”, per chitarra pizzicata, fiati (Glen Pine alla tromba e David Hillyard al sax) e tastiere (organetto più un bellissimo lavoro al piano, pur se consistente in solo due-tre note in arrangiamento), si presentano subito i pezzi più ska e movimentati a smuovere le masse. La title track è un bandistico puntellato da fiati sbarazzini e gran movimento di piatti e batteria (opera di Ara Babajian), “Propaganda” è un reggae/ska vagamente politico e dal sapore marleyano, mentre “Crazy” è un tripudio della sezione di fiati.
Pian piano, però, la forma cambia (come già avevamo anticipato), ed ecco comparire brani più atipici. “Set the Girl Free” è una ballata per colpi d’organo e battiti di mano, “In Walked Capo” un altro numero per fiati intarsiato in un funky con call and response fugsiano, “I’d Rather Die Happy” addirittura una declamazione country/folk per sola chitarra acustica.
La cifra del lavoro è sempre e comunque la leggerezza, vera leggerezza, artigianato, un po’ cazzone ma con classe. Eppure ridurre “Peculiar” a solo questo (che non è poco e non è assolutamente così semplice, in verità) sarebbe limitante. Nella seconda metà del disco, infatti, gli Slackers regalano almeno altri tre brani davvero belli. Trattasi della ballata reggae con melodia cristallina e sottolineature di sax di “What Went Wrong”, della fanfara strumentale dallo stampo fortissimamente anastasiano di “Sauron” e di “Rider” (forse il miglior brano di tutto il disco), brano desertico a tinte country-western.
Gli Slackers, al sesto disco, riescono a stupire per la freschezza, la qualità e la compiutezza della loro proposta. Non stiamo parlando di una pietra miliare, ma di un semplice disco “for fun”, lo si è capito. “Peculiar”, insomma, non cambierà la vita a nessuno. Se invece vi accontentate di stare bene con voi stessi e in pace col mondo per almeno tre quarti d’ora, non posso far altro che consigliarvelo vivamente.
22/12/2006