NATIONAL TRUST - Kings & Queens

2006 (Thrill jockey)
disco-soul

The National Trust sono Neil Rosario e Mark Henning. Rosario è un esponente della scena indie e noise degli anni 90 (militava nei Dolomite, i cui primi Ep vantano la produzione di Albini), mentre Henning conta una sola esperienza alle spalle (delle non più felici, come tastierista degli After All, rock band con dieci anni di carriera ma un solo disco alle spalle). Sorprendentemente, data la formazione dei due musicisti, i National Trust operano in ambito dance, ripescando sonorità passate disco-soul, funk e synth-pop, un po' come se il settore della musica da ballo si fosse fermato a quell'epoca.

L'esordio è avvenuto nel 2002 con "Dekkagar". Le buone critiche ricevute hanno spinto la band a riprovarci e dopo quattro anni esce il seguito, "Kings & Queens", affidato alla produzione di Abel Garibaldi (R.Kelly, Britney Spears e Fat Joe), che ha il compito di modernizzare quanto basta il lavoro del duo. Il biglietto di presentazione è uno dei brani più "moderni" del disco, "Elevators", tra synth-pop e Chemical Brothers, sussurro scuro su battito sintetico anni 80 con urticante scatto a metà e finale corale. Il risultato è, in verità, tutt'altro che memorabile, ma si tratta di una eccezione alla cifra stilistica del disco e la si può lasciar passare.

Con "Secrets" ci si addentra invece nel cuore del lavoro: chitarre funky, canto in falsetto e inciso disco-music, con tanto di synth space, il tutto condito da percussioni latineggianti. A chiudere una bella jam di flauto e violini. Bissa il brano "It's Just Cruel", synth disco-rock, battiti di mano e chitarrina funky prima dell'ingresso in scena degli Hypnotic (una sezione di corni di otto elementi). Gli stessi Hypnotic aprono "Stages", tra delicato e movimentato, tra jazz e rhythm'n'blues, affidata alla voce di Aquilla Sadalla. "We Can't Do Wrong" invece è soul, disteso su un movimentato tappeto di pulsazioni elettroniche. Trattasi dei brani migliori del disco, in cui gli spunti citazionisti vengono elaborati in maniera quantomeno convincente.

Agli altri pezzi purtroppo resta solo la calligrafia, senza mai riuscire a risultare realmente incisivi. Si susseguono così, senza sussulti, un pur delicato soul in "Canday's Away", una commistione di rap e violini nel r'n'b 80-90 di "Jacuzzis" e una amorosa e ammiccante "Show and Tell", costruita su di un motivetto di tastiere con breve tocco di sax nel finale (e come poteva mancare in un brano del genere!).

La padronanza nello strutturarli è innegabile e i National Trust mostrano grande perizia e competenza e amore verso il genere trattato. Questo però non è sufficiente. Il loro revivalismo, alla fine dei conti, non va oltre gli spunti emersi e già citati, dato che neanche il motivetto frizzante di "New Sexy Touch" e l'afflato dance anni 90 di "Shapes & Sizes" (comunque da notare e plaudire la ricchezza di elementi e cura del suono anche in questo pezzo) riescono a emergere.

Non resta altro che, e spiace farlo, rimandare la band a una prova futura, augurandosi di ritrovarla con una maggiore personalità in sede di scrittura. Questo non significa dover abbandonare necessariamente i modelli ma rinobilitarli senza cadere in brani troppo di maniera o col freno a mano tirato, come è accaduto in questo "Kings & Queens".

21/12/2006

Tracklist

  1. 1. Elevators
  2. 2. Secrets
  3. 3. It's Just Cruel
  4. 4. Canday's Away
  5. 5. Stages
  6. 6. We Can't Do Wrong
  7. 7. Jacuzzis
  8. 8. Show and Tell
  9. 9. New Sexy Touch
  10. 10. Shapes and Sizes

NATIONAL TRUST sul web