THE IMPOSSIBLE SHAPES - Tum

2006 (Secretly canadian)
folk-pop

Registrato in due settimane e inizialmente pubblicato in edizione vinilica limitata ad appena 300 copie, “Tum” esce ora finalmente in cd, consegnandoci un lavoro che , in un modo o nell’altro, si mantiene sugli stessi livelli e le stesse frequenze di quell’”Horus” che appena un anno fa ci aveva piacevolmente colpito con il suo avvolgente folk-pop psichedelico.

Con fare accattivante, “Tum” lavora sul versante acido e folky con quell’aria lo-fi & freak -disinibita cui è davvero impossibile resistere. Gioviale, beone e divertita, la band dell’Indiana rifila numeri che fanno del boogie una cosina tutta dolceamara (“Florida Silver Springs”), memorie di Camper Van Beethoven in formato tascabile (“The Working Vessel”), caramelline sixities-pop in controluce (“Pixie Pride”) e danze acidule (“Pan-ther”). Ma, a dirla tutta, lungo i 17 brani si percepisce un senso di precarietà, di dispersione, frutto di soluzioni sonore apparentemente molto simili, ma in realtà sempre in cerca di vie di fuga, di commistioni capaci di far decollare una formula ormai ben rodata e che sa anche seguire percorsi oscuri, esoterici, come il tema vagamente egiziano che dall’iniziale “Ra In The Rising” scorre nel sottosuolo, riemergendo prima in “Kephra” e poi in “Hathor”.

Non del tutto convinti, quindi, che la felicità sia davvero una cosa possibile su questo mondo, Chris Barth (chitarra, voce), Amon Deer (organo, basso), Jason Groth (chitarra) e Mark Rice (Batteria) sanno bene che non possono mentire. Folk-pop, quindi; e psichedelia “out”, tra le righe. Ma quanta malinconia nascosta, sotterranea, latente. Malinconia che è John Fahey intento ad assaporare la brezza che scivola via nella valle (“Fulgent Fields”), che sa di neo-folk trasognato come sanno bene quelli del Jeweled Antler Collective (“Tahuti, Splendid Scribe”; “Late Summer Sky”) o che, ancora, si nutre, avida, di tenebra (“Little Gloves”).

Un’anima bifronte, dunque. Oppure, meglio ancora, un’anima che sa nascondere le sue inquietudini dietro una coltre di disillusa nostalgia (“Our Love Lives”; “Willow Willow Yew”), declinando un folk che, se da un lato evidenzia tutta la sua forza evocativa e la sua capacità di riallacciarsi a generi e stili disparati, dall’altro non può far a meno di mostrare strane ferite e misteriose crepe strutturali. Ecco, perché, un brano letteralmente spaccato in due come “Twisted Sol Epoch” (una prima parte con il banjo che duetta con un sinistro respiro digitale; una seconda, invece, in cui lo stesso banjo accompagna, zoppicando, una nenia astenica) sembra proprio il manifesto di una “forma impossibile”, di una definitiva, irrimediabile perdita di unità.

27/04/2006

Tracklist

  1. 1. Ra in the Rising
  2. 2. Florida Silver Springs
  3. 3. The Working Vessel
  4. 4. Pixie Pride
  5. 5. Fulgent Fields
  6. 6. Tahuti, Splendid Scribe
  7. 7. Late Summer Sky
  8. 8. Kephra
  9. 9. Hornbeam
  10. 10. Pan-ther
  11. 11. Wild West Wake Us Up
  12. 12. Hathor
  13. 13. Our Love Lives
  14. 14. Twisted Sol Epoch
  15. 15. Willow Willow Yew
  16. 16. Little Gloves
  17. 17. Tum

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