È un esordio che merita davvero attenzione, quello della giovane cantautrice londinese Eaves Wilder che nei mesi scorsi, mentre disseminava di singoli più che incoraggianti le piattaforme online, riusciva anche a strappare un contratto con la sempre attenta Secretly Canadian.
La forza di “Little Miss Sunshine”, titolo autoironico come tiene a precisare, risiede senz’altro nel songwriting. Wilder dimostra abilità nel costruire brani che galleggiano tra rock e cantautorato pop, dunque tra una ruvidezza più o meno edulcorata e una rotondità di melodie (si ascoltino “Everybody Talks” e “Hurricane Girl”) che riesce a fare breccia anche nei confronti di chi, come lo scrivente, non è particolarmente legato a questo genere di cose.
Sorprende semmai che l’inglesissima Eaves rivolga spesso e volentieri lo sguardo a una personale idea di America nella quale non è impossibile riconoscere l’ombra lunga di Lana Del Rey (“English Tea” raggiunge l’emulazione), benché epurata di gran parte della malizia di fondo. I singoli – opportunamente piazzati a metà scaletta – “Mountain Sized” e “The Great Plains”, quest’ultima in qualche modo la summa dell’intero lavoro, ne sono la testimonianza più tangibile.
Magari non tutto veleggia agli stessi livelli – “Just Say No!” e “LA”, ad esempio, faticano un po’ a reggere il confronto con il resto del repertorio – ma per il resto c’è poco da eccepire: le varie “Ropeburn”, “Daisy Chain Reaction” e “Summer Rolls”, tutte e tre notevoli, raccontano ulteriormente di una “Hurricane Girl” dalle idee chiare e vincenti.
21/05/2026