Candra

19-04-2026

Raggiungiamo il cantautore livornese per farci raccontare le sue canzoni a ridosso dell'uscita del secondo album, "Splendida in croce", tra melanconie sfuggenti, omaggi sorprendenti e un'epica indie-rock dai risvolti salvifici.

"Non riesco a sentirmi libero, sono nudo, sono stanco": cosa nasconde di più ampio questa amara confessione posta in apertura del tuo nuovo disco?
È una frase con cui cerco di spiegare le sensazioni che si provano alla fine di un lungo processo di cambiamento, che si rivelerà sicuramente efficace per certi versi ma si porterà anche con sé, come mi sono reso conto, tante cattive abitudini, spesso rimpianti e soprattutto tanti errori che purtroppo, al di là degli sforzi che si sono fatti, non possono essere aggiustati. Si rimane con l’idea di non aver fatto abbastanza e si inizia a presentare la consapevolezza che forse non c’è un abbastanza. In poche parole le sensazioni che si hanno alla fine di un lungo percorso, che può essere personale, lavorativo ecc. che non ha dato tutti i frutti sperati.

Da dove nasce, invece, “Torino”?
E' nata nei primi giorni in cui ho iniziato a conoscere la città, in cui poi mi sono trasferito. Me ne sono subito innamorato ma allo stesso tempo mi dava una forte sensazione di angoscia, non saprei dire perché. Mi è venuta subito la voglia di raccontarla e ci ho provato per un po’, rendendomi conto però, che non la conoscevo abbastanza. Non trovavo le parole giuste probabilmente perché ancora non le avevo. Alla fine ho deciso di descriverla in una frase che mi sembrava calzasse e da lì poi è nata la canzone.

E l'omaggio a Daniel Johnston
Sarò molto breve perché penso sia il modo giusto di parlare di Daniel Johnston. Mi ha insegnato a togliere tutte le infrastrutture, la semplicità con cui trattava il suo essere complicato è la cosa che più mi ha inspirato e influenzato. Non che io ci riesca così bene, sia chiaro. “True love will find you in the end”, per esempio, è una frase molto semplice che cantata da lui diventa un macigno.

“Splendida in croce” è un disco che sa tanto di diario di bordo. Ebbene, come descriveresti ora questa fase della tua vita personale e artistica?
Sì, è esattamente un diario di bordo. Tutto sommato vivo una vita, sia personale che artistica, più tranquilla rispetto a qualche anno fa, come dicevo prima sono riuscito a risolvere tante cose, purtroppo a discapito di altre. "Splendida in croce" è un disco più pacato, più riflessivo e quadrato rispetto al primo, "Bonola boy", nonostante siano legati a filo diretto. Diciamo che è la conclusione che riesce a rimettere a posto quello che si poteva rimettere a posto.

Ci dica della foto in copertina…
Intanto è stata scattata da un grande amico, Valerio Vallini. Quelli alla mia destra e alla mia sinistra sono i miei genitori, ed è semplicemente un altro modo di ringraziarli, oltre ad alcune canzoni, per tutto quello che hanno dovuto fare, visto che con le parole non sono ancora così bravo. La mancanza delle teste sta a indicare che io, nonostante tutto, sono quello che ancora deve crescere, maturare sotto molti punti di vista.

"Canzoni scritte per restare": in che senso e dove?
Mi sembra l’unico motivo per cui si scrivono canzoni. Restare in qualsiasi forma, per essere ascoltate da chiunque ne abbia voglia. Il bello di una canzone è proprio quello, quando arriva il momento in cui non è più tua ma può essere di chiunque. Restare poi in chi la sente. È bello che diventi parte della vita di qualcun’altro, come è successo a me con canzoni che mi accompagnano da quando sono ragazzino.

Segui il Festival di Sanremo
Non seguo da un po’ il festival e non ho un’opinione forte a riguardo. Vedere, però, per esempio Lucio Corsi all’Ariston non può farmi altro che piacere, è sicuramente una bella cosa, ma personalmente non l’ho mai pensato come un traguardo. Detto questo, penso comunque che le canzoni una volta scritte siano di tutti.

A prescindere da tutto, cosa ne pensi della cosiddetta scena mainstream italiana attuale?
Non saprei cosa dire, sicuramente c’è qualcosa che mi piace all’interno, ma non ci penso spesso. Credo che il motivo sia che lo vedo come un mondo molto lontano dal mio.

Tre dischi che ti hanno “cambiato” la vita.
Sicuramente “In Utero” dei Nirvana perché è il vero motivo per cui ho iniziato a suonare la chitarra e da lì poi è arrivato tutto il resto. Poi “Wow” dei Verdena perché mi ha stravolto completamente quando è uscito. È stato come se ascoltare quel disco mi aprisse un ventaglio gigantesco di opzioni a livello artistico, come se fosse riuscito a liberarmi da dei pesi. Infine “I mirabolanti racconti di Tommi Scerd” di Tommi Scerd: è il disco di un amico che ho conosciuto qualche anno fa. È stato importantissimo per me, perché mi ha dato la voglia e me la dà tuttora, di scoprire cose nuove nel panorama della musica indipendente.

Come sarà il tour di “Splendida croce”? 
Non ho ancora una risposta certa, purtroppo, ma stiamo iniziando con le prime date. L’idea è di suonare più possibile, perché i live sono indubbiamente la parte migliore di fare musica.

Cos’è esattamente il rettilario?
Allora, parto col dire che dare i titoli non è il mio forte, è una roba che mi risulta difficile. Il rettilario è stato scelto da Francesco Scola, il ragazzo che insieme a Matteo D’Angelo lavora con me da sempre. Sostanzialmente parla di un gruppo di persone che per istinto di sopravvivenza arriva a crearsi un piccolo mondo che si autosostiene, con tutte le criticità che possono derivarne, prima su tutte l’inevitabile confronto con il mondo fuori. Il rettilario per l’appunto è una piccola teca di vetro dentro un gigantesco palazzo di cemento.

(19 aprile 2026)

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