Irrequieto ma sempre tenace, James Petralli anche questa volta non rinuncia al disordinato mix di psych-pop, funky-rock, soft-soul e southern-rock.
Già dal titolo “13” si evince la volontà di proseguire nella scia del precedente album “12”, ma, numerologia a parte, questa volta la sensazione prevalente è che il musicista si sia divertito nel confondere l’ascoltatore con divagazioni strumentali fantasiose e bizzarre.
“Il tredicesimo giorno Dio creò i White Denim”: con queste parole si apre “13”, un inizio scoppiettante dove rock, prog, jazz, blues e funky vengono catapultati in una dimensione alla Captain Beefheart,”(God Created) Lock And Key”, ed è solo il primo segnale di una riuscita fusione di stili che alterna il soft-soul alla Bobby Caldwell di “Only A Fool” all’eccitante groove calypso/dub di “Keep Calling Me (Baby)”.
Per la band di Los Angeles questo nuovo album è una celebrazione della musica come autentico diletto creativo. Influenze e rimandi non sono peccati veniali, ma congeniali a una musica che crea ponti reali tra la black music e il glam-rock nella briosa “Chew Nails”, insegue spesso la perfetta alchimia pop-black music di Stevie Wonder (“Time Time”, “Crossfire”) e non disdegna incursioni nella più tipica musica americana (“Earth To”).
“13” è un disco ricco di positività e leggerezza ma mai superficiale. La formula, pur collaudata, non è mai banale, tra gli ospiti di rilievo fanno bella figura Owen Pallett, Jesse Chandler e i Dawes, e il tutto possiede coerenza e buon gusto.
30/05/2026