Prima donna transgender a vincere un Grammy nel 2023 (con “Unholy”, scrittta e interpretata con Sam Smith), nonché una delle persone più giovani a completare una transizione di genere medicalmente assistita, probabilmente Kim Petras ha ricevuto più attenzioni mediatiche per quello che rappresenta in fatto di liberazione sessuale che per la sua musica. Del resto il suo dance-pop, fortemente debitore delle varie Kylie Minogue, Britney Spears e Kesha, non è mai stato esattamente eccitante, ma neanche al passo coi tempi.
La trentaduenne originaria di Colonia tenta una svolta con questo “Detour”, che è un cambio di rotta di nome e di fatto. Kim sembra improvvisamente interessata a quello che le succede intorno e vi si accoda con un disco che saccheggia a piene mani tra le intuizioni sonore hyperpop di Underscores, Slayyyter e , ovviamente, Charli XCX.
Bassi tonanti, texture sonore iper-definite e arrangiamenti futuristici costituiscono l’ossatura tanto di potenziali banger da dancefloor che di brani più romantici e posati.
Con dei synth à-la Lady Gaga ricodificati all’era hyper e un ritornello che crea dipendenza, “Need For Speed” è già una hit e una fucina di remix; mentre le varie “Polo”, “Freak It” e “Check It” sono pronte a far tremare le casse dei club di mezzo mondo alla maniera di Skrillex – padre spirituale della frangia hyperpop più caciarona, alla pari di AG Cook e Sophie.
Convincenti anche le varie ballate, va da sé sintetiche, come “Jeep” e, soprattutto, la malinconica e bizzarra “Brutalist” – racconto in prima persona sulla demolizione di un edificio brutalista cui la Petras era affezionata.
Non c’è niente da dire, “Detour” è un gran bel disco. La Petras si è buttata a capofitto nei suoni del momento, li ha fatti suoi e ci ha costruito 13 potenziali hit. I cedimenti sono davvero pochi ed è forte la sensazione che quest’artista, con la giusta guida (in questo caso è stata cruciale quella dei Frost Children), possa fare ancora di meglio.
06/06/2026