Lucio Battisti e Mina, uno dei binomi magici della canzone italiana. Un incontro che non è stato solo la convergenza felice di due mondi artistici, ma una vera simbiosi, che ha finito per assumere una valenza quasi simbolica. Pur avendo condiviso il palco una sola volta, i due hanno costruito uno dei sodalizi più influenti e affascinanti della musica italiana, lasciando un patrimonio di canzoni e interpretazioni che continua a essere un punto di riferimento a oltre mezzo secolo di distanza.
La loro storia comune si concentra soprattutto all’inizio degli anni Settanta, quando la straordinaria vocalità di Mina incontra la scrittura innovativa di Battisti e Mogol. Da quell’incrocio nasce una serie di brani destinati a entrare stabilmente nel canone della musica italiana.
L’incontro tra due mondi
All’inizio degli anni Settanta, Lucio Battisti è già il compositore che sta rivoluzionando il linguaggio della canzone italiana. Insieme a Mogol ha introdotto una scrittura più moderna, intima e visionaria, capace di raccontare sentimenti e inquietudini con un linguaggio lontano dalla tradizione melodica precedente. Mina, nello stesso periodo, rappresenta la voce italiana per eccellenza. Dotata di una tecnica straordinaria e di una personalità interpretativa senza paragoni, è in grado di passare dalla leggerezza del pop alle atmosfere più sofisticate con naturalezza assoluta. L’incontro tra questi due universi artistici produce risultati eccezionali. Tra il 1970 e il 1971 Mina incide quattro brani firmati dal tandem Battisti-Mogol: “Insieme”, “Io e te da soli”, “Amor mio” e “La mente torna”. A questi si aggiunge “E penso a te”, pubblicata nel 1970 da Battisti e ripresa da Mina come traccia d’apertura nell’album omonimo “Mina”, destinata a diventare una delle interpretazioni più amate dell’intera carriera della cantante lombarda.
Ma non si tratta di semplici versioni di canzoni altrui. Mina prende il materiale compositivo di Battisti e Mogol e lo trasforma attraverso la propria sensibilità. Dove Battisti privilegia un canto introspettivo, quasi sussurrato, Mina espande le emozioni, amplifica le sfumature, aggiunge drammaticità e profondità interpretativa. È proprio questa complementarità a rendere unico il loro rapporto artistico. Due approcci apparentemente opposti che finiscono per valorizzarsi a vicenda.
Brani come “Amor mio”, “Io e te da soli” e “Insieme” diventano rapidamente classici della canzone italiana, mentre “E penso a te” si trasforma in uno dei punti più alti dell’incontro tra la musicalità battistiana e l’universo interpretativo della cantante cremonese, con la decisiva presenza di Mogol, in veste di paroliere.
Eppure, nonostante la straordinaria sintonia che li unisce, Mina e Battisti non si esibiscono mai insieme davanti al pubblico. Almeno fino alla primavera del 1972.
Gli otto minuti e mezzo che entrarono nella storia
Il 23 aprile 1972 resta una data fondamentale nella storia della televisione e della musica italiana. Alle 21.45, sul Programma Nazionale della Rai, il “nonno” di Raiuno, va in onda una puntata di “Teatro 10”, il celebre varietà diretto da Antonello Falqui e condotto da Alberto Lupo. In un’epoca in cui esistono soltanto due canali televisivi, il programma è seguito da oltre venti milioni di spettatori. Mina è la grande protagonista dello show e interpreta insieme ad Alberto Lupo la celebre sigla finale “Parole parole”. È proprio lei a manifestare il desiderio di condividere il palco con Lucio Battisti, cercando di forzare la natura schiva del cantautore di Poggio Bustone. I dirigenti Rai non sono inizialmente convinti della scelta. Battisti è da sempre poco incline alle logiche televisive e la sua presenza sul piccolo schermo è già piuttosto rara. Alla fine però la richiesta di Mina viene accolta. Il 18 aprile 1972 il cantautore laziale arriva al Teatro delle Vittorie di Roma accompagnato dalla propria band, avendo posto una condizione precisa: niente orchestra Rai. L’atmosfera non è delle più semplici. I tempi sono stretti, le prove ridotte al minimo e non mancano problemi organizzativi. Secondo le testimonianze dei musicisti presenti, sarà proprio Mina a contribuire a sciogliere le tensioni.
Ad accompagnare i due artisti ci sono Gianni Dall’Aglio alla batteria, Massimo Luca alla chitarra acustica, Angelo Salvador al basso, Eugenio Guarraia alla chitarra elettrica e Gabriele Lorenzi alle tastiere.
“Mentre suonavamo – raccontano all’unisono i primi due – siamo passati dalla preoccupazione perché non avevamo fatto una prova alla soddisfazione, o forse ancor di più, perché capivamo di essere assieme a due geni”. Il risultato è uno dei documenti più preziosi della storia dello spettacolo italiano.
Per oltre otto minuti Mina e Battisti eseguono un medley composto da:
La presenza di Battisti in televisione sarebbe già sufficiente a rendere eccezionale l’evento. A renderlo leggendario è però l’intesa che si crea tra i due artisti. Musicalmente, infatti, il medley funziona appieno: la voce di Mina è esplosiva, vibrante, capace di riempire lo spazio televisivo; Battisti resta quasi defilato, con un fraseggio più asciutto ed elegante. Due modi diversi di stare sul palco che finiscono per completarsi perfettamente. Curiosamente, “Insieme” e “Io e te da soli” non erano mai state interpretate pubblicamente da Battisti e fino a quel momento erano esistite solo nelle versioni discografiche di Mina.
Anche la preparazione del numero contribuisce ad alimentarne il mito. Massimo Luca racconterà infatti che la scaletta definitiva venne definita soltanto la sera precedente e che il medley non fu mai provato integralmente. Nonostante questo, l’esecuzione appare compatta, naturale e sorprendentemente fluida.
Oggi quegli otto minuti e mezzo continuano a essere considerati uno dei momenti più alti della televisione musicale italiana. All’evento sarà anche dedicato un libro: “Il duetto Mina Battisti 1972 Teatro 10”, di Enrico Casarini.
L’eredità di Battisti nella carriera di Mina
Negli anni immediatamente successivi entrambi si sarebbero allontanati dalle luci della ribalta: Battisti non sarebbe più tornato a esibirsi in Rai, mentre Mina, di lì a poco, avrebbe iniziato un percorso che l’avrebbe poi portata al clamoroso ritiro dalle scene nel 1978. Ma quell’esibizione non rappresenta la conclusione del rapporto artistico tra Mina e Lucio Battisti.
Negli anni successivi, infatti, la cantante di Cremona continuerà a confrontarsi con il repertorio di Battisti, mantenendo vivo un dialogo musicale che non si interromperà mai realmente.
Nel 1975 pubblicherà “Minacantalucio”, album interamente dedicato alle canzoni del cantautore di Poggio Bustone. Quasi vent’anni più tardi, nel 1994, arriverà “Mazzini canta Battisti”, altro capitolo fondamentale di questo percorso. Nel 2018 che ha segnerà i sessant’anni della sua carriera e i venti dalla morte del cantautore di Poggio Bustone, Mina celebrerà a suo modo la doppia ricorrenza pubblicando un doppio album antologico che già dal titolo – “Paradiso (Lucio Battisti songbook)” – testimonia l’amore incondizionato dalla diva cremonese nei confronti del repertorio del collega scomparso.
Attraverso questi lavori Mina continua a reinterpretare le composizioni di Battisti, offrendo nuove letture e nuove prospettive. Le canzoni mantengono intatta la loro identità, ma vengono illuminate da sfumature diverse grazie alla sua sensibilità interpretativa.
L’addio dopo la scomparsa
Quando Lucio Battisti muore il 9 settembre 1998, Mina sceglie di ricordarlo con un’affettuosa lettera, pubblicata il 28 settembre sulle pagine del settimanale “Liberal”.
“Caro Lucio,
questa è una lettera che volevo scriverti da tanto, tanto tempo. Ogni volta che sentivo un tuo pezzo, ogni volta che qualcuno, per strada, fischiettava qualcosa di tuo mi veniva voglia di mettermi in contatto con te, ma ho preferito rispettare (figurati se proprio io non lo dovevo fare…) il tuo desiderio di essere lasciato in pace. E forse ho fatto male, sai? Perché adesso non so come fare per restituirti, almeno in parte, la gioia, la tenerezza, il senso di invincibilità, la coscienza di fare qualcosa di perfetto che mi dava il cantare i tuoi pezzi.Erano come il più inattaccabile meccanismo, come l’arma più efficace, come una corazza lucentissima, come una seconda pelle ancora più aderente della prima. Erano costruiti con quella apparente semplicità, con quel naturale delizioso totale mood cosmico, che fa pensare alla fluidità di Puccini, al prezioso andamento di certi canti gospel. E insieme così piantati nella tradizione della canzonetta italiana da far cantare i garzoni mentre vanno in bicicletta a consegnare il pane, i bambini e tutte le madri d’Italia mentre preparano il pranzo per i propri cari.
Che talento straordinario, che dono raro quello di essere capiti da tutti e da tutti essere amati proprio per quello che realmente si è. Sei stato il più grande nel realizzare il miracolo che ci fa sentire tutti figli della stessa materia, che ci fa cantare tutti insieme con le lacrime agli occhi (…)”.
Parole che restituiscono meglio di qualsiasi analisi critica il significato profondo del rapporto tra i due. A oltre cinquant’anni da quei dischi e da quella storica serata di “Teatro 10”, l’alchimia tra Mina e Battisti continua a rappresentare uno dei momenti più alti e irripetibili della storia musicale italiana.