Cure

La canzone dei Cure che fu ispirata dal romanzo preferito di Robert Smith

Tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta i Cure contribuirono a ridefinire il linguaggio del post-punk, affiancando gruppi come Joy Division, Bauhaus e Siouxsie and the Banshees nella nascita di una nuova estetica musicale, più cupa, introspettiva e sperimentale. Un ruolo decisivo in questa trasformazione lo ebbe proprio Robert Smith, che nel 1979 entrò temporaneamente nei Banshees come chitarrista durante il tour britannico della band britannica, sostituendo John McKay.
Quell’esperienza cambiò profondamente la sua visione artistica. “La prima sera sul palco con i Banshees rimasi travolto dalla potenza di quel tipo di musica. Era completamente diversa da quello che stavamo facendo con i Cure. Fino ad allora volevo che fossimo una sorta di Buzzcocks o Elvis Costello, i Beatles del punk. Ma suonare con i Banshees cambiò completamente la mia prospettiva”, ha ricordato Smith.

Dopo gli album “Seventeen Seconds” (1980) e “Faith” (1981), lavori fondamentali nella definizione del sound gotico del gruppo, Robert Smith e compagni pubblicarono un singolo standalone intitolato “Charlotte Sometimes”. Il brano, uscito nell’ottobre del 1981, è un omaggio a uno dei romanzi più amati da Robert Smith: “Charlotte Sometimes”, scritto da Penelope Farmer e pubblicato nel 1969.
Con il progressivo oscurarsi delle atmosfere musicali dei Cure, anche i testi di Smith divennero sempre più influenzati dalla letteratura. Più che raccontare storie lineari, il cantante iniziò a esplorare sogni, identità mutevoli, memoria e realtà, trovando nei libri lo stesso senso di ambiguità emotiva che cercava nella musica. Tra i suoi autori di riferimento figuravano Albert Camus, fonte d’ispirazione per “Killing An Arab”, e Franz Kafka, ma il romanzo di Penelope Farmer occupava un posto speciale.
La storia segue Charlotte, una ragazzina che, dopo la prima notte in collegio, si risveglia quarant’anni nel passato e nel corpo di un’altra bambina. Il tema del doppio, dello sdoppiamento dell’identità e della confusione tra presente e passato colpì profondamente Smith, che riprese nel testo anche alcune frasi quasi letteralmente tratte dall’incipit del libro. Le parole iniziali del romanzo, “By bedtime all the faces, the voices, had blurred for Charlotte to one face, one voice”, diventano infatti nel brano: “All the faces/ All the voices blur/ Change to one face/ Change to one voice”.

Robert Smith ha più volte inserito “Charlotte Sometimes” tra i suoi libri preferiti, spiegando il motivo del suo legame con quell’opera: “Ero ossessionato da ‘Charlotte Sometimes’, da quell’idea di collasso temporale, della dualità, dei problemi d’identità e della sofferenza che ne deriva”. Quindi, ha aggiunto: “Charlotte, dopo la sua prima notte in collegio, si risveglia quarant’anni nel passato e nel corpo di un’altra persona. Questo si collega al tema dei gemelli, sul quale Penelope Farmer ha scritto un libro affascinante, Two or the Book of Twins and Doubles. Ho sempre sognato di avere un gemello, qualcuno che non si possa ingannare, che sia sempre lì, come uno specchio”.

La protagonista del romanzo è Charlotte Makepeace, una ragazzina che nel 1958 arriva in un collegio inglese. La prima notte si addormenta nel dormitorio e, al risveglio, si ritrova improvvisamente nel 1918. Il mondo attorno a lei è cambiato: è in corso la Prima guerra mondiale, le compagne di scuola sono altre e tutti la chiamano Clare. Il giorno successivo, però, Charlotte si risveglia di nuovo nel 1958. Da quel momento, ogni notte continua a oscillare tra le due epoche.

Con il passare dei giorni, Charlotte comprende che lei e Clare stanno in qualche modo scambiandosi di posto nel tempo. Essendo appena arrivata in collegio, nessuno nel 1958 nota qualcosa di strano, mentre nel 1918 è Emily, la sorella di Clare, a intuire subito che quella ragazza non è davvero sua sorella. Charlotte non sa spiegare ciò che sta accadendo, ma sospetta che tutto dipenda dal letto che lei e Clare condividono nelle rispettive epoche.
L’equilibrio si spezza quando, durante uno dei suoi soggiorni nel 1918, Charlotte viene trasferita in un altro dormitorio. Privata del letto che fungeva da misterioso collegamento tra passato e presente, rischia di rimanere intrappolata nel tempo sbagliato. Da qui prende avvio una serie di eventi sempre più inquietanti, che la costringono a interrogarsi sulla propria identità e sul significato stesso del suo rapporto con Clare.

Più che un semplice romanzo di viaggi nel tempo, “Charlotte Sometimes” utilizza l’espediente fantastico per raccontare la crisi dell’identità tipica dell’adolescenza. Il continuo passaggio tra due epoche diventa la metafora della difficoltà di riconoscere se stessi, della paura di smarrire la propria personalità e del delicato passaggio dall’infanzia all’età adulta. Penelope Farmer costruisce così una storia sospesa tra sogno e realtà, capace di unire atmosfere fiabesche e profonde inquietudini psicologiche, trasformando il viaggio nel tempo in un’esplorazione intima della crescita e della ricerca di sé.

Più di quarant’anni dopo la sua pubblicazione, “Charlotte Sometimes” resta uno degli episodi più evocativi del primo periodo dei Cure. Un brano ballabile e romantico, dove Smith sembra identificarsi, non per l’ultima volta, con un ideale femminile dolce e sognante, unica ancora di salvezza di fronte alla sincera angoscia che pare attanagliarlo.Un perfetto esempio di come il frontman dei Cure abbia saputo fondere letteratura e musica in un universo poetico unico, sospeso tra sogno, malinconia e inquietudine.

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