U2

OndaTop – Le 10 migliori B-Side degli U2

Nel loro periodo d’oro, gli U2 riuscivano a sfornare con una regolarità impressionante non solo singoli e hit mondiali, ma anche una messe infinita di B-side, outtake e chicche varie, a volte anche solo nascoste nelle tracklist dei loro album, tra una hit e l’altra, oppure in pubblicazioni e progetti collaterali. In questa playlist cerchiamo di riportare alla luce le dieci che ci appaiono più rilevanti, spulciando la loro discografia e operando anche una ineludibile sintesi di questa enorme mole di materiale, alla quale la band irlandese ha dedicato anche apposite uscite discografiche, ad esempio i secondi cd delle due doppie raccolte “The Best Of 1980-1990 & The B-Sides” (1998) e “The Best Of 1990-2000 & The B-Sides” (2002).
La selezione – com’è inevitabile che sia – si concentra soprattutto sul periodo più ispirato della formazione dublinese. Durante tutto il decennio 80, gli U2 coronano un percorso coerente che, dall’irruenza post-adolescenziale di “Boy” e “War” e dalla consacrazione live sotto il cielo rosso-sangue del Colorado (l’epocale “Under A Blood Red Sky“) e nell’arena londinese di Live Aid (1985), li aveva condotti verso un rock più complesso, che rinunciava parzialmente alla frenesia chitarristica degli esordi, in favore di canzoni più calibrate e sperimentali, con testi sempre più infarciti d’impegno sociale e politico. Un percorso in controtendenza, nel decennio vanesio per antonomasia, e simile per certi versi a quello seguito dai Rem sull’altra sponda dell’Atlantico. Gli U2 non erano più “i ragazzi con i cuori in fiamme che suonavano “Gloria” sul molo del porto di Dublino” (cit. Paolo Sforza), erano una band matura, pronta ad assumersi oneri e onori della celebrità. Anche a costo di alienarsi le simpatie di qualche fan oltranzista della prim’ora. Imperniate sui fraseggi “ritmici” della chitarra di The Edge, con il suo corredo di riverberi, powerchords e delay, ad assecondare il canto solenne di Bono, le loro canzoni brillano per incisività degli arrangiamenti e potenza melodica, guadagnando una carica epica che si mantiene a distanza di sicurezza dagli eccessi retorici degli anni a venire. Poi, dopo l’ultima rivoluzione di “Achtung Baby” (e “Zooropa”), il lento declino, parzialmente interrotto dagli ultimi, più convicenti, due Ep pubblicati quest’anno (“Day Of Ash” e “Easter Lily“).
In attesa del loro nuovo album, atteso a breve, non resta che riascoltare queste gemme nascoste – spesso più che degne di essere accostate alle loro hit, e ugualmente complici di aver alimentato la loro leggenda.
Al commento brano per brano, segue a fondo pagina la playlist completa.

  1. Walk To The Water

Quando si dice “un capolavoro nascosto”. Realizzato in quello che resta probabilmente il periodo di massima ispirazione e prolificità della band irlandese, “Walk To The Water” fu misteriosamente escluso dalla scaletta finale di “The Joshua Tree”. Una scelta davvero incomprensibile. Forse anche per gli stessi U2. Non a caso The Edge racconterà: “A me pareva venisse fuori così bene, ma ci mancò il tempo per prepararlo prima della fine dell’album”; mentre poco prima dell’uscita del disco, Bono aveva confidato a Hot Press: “L’album è quasi incompleto. ‘With Or Without You’ non ha molto senso senza ‘Walk To The Water’. E ‘Trip Through Your Wires’ non ha molto senso senza ‘Sweetest Thing’”. Si tratta quindi, probabilmente, di uno dei capitoli di una stessa storia presente nel disco. Fatto sta che la camminata sulle acque di un divino Bono resterà relegata solo a lato B del singolo “With Or Without You”, benché lo stesso cantante avrà modo di definirla – a ragione – “la sua miglior performance vocale di sempre” (ascoltare per credere il climax che esplode sul verso “Let me love you”). Inizialmente intitolata “Present Tense”, “Walk To The Water” riprende per larghi tratti uno stile narrativo in spoken word alla Patti Smith, con Bono intento a narrare in chiave poetica l’incontro tra i suoi genitori su un fondale sonoro psichedelico, dove i rintocchi stonati del piano si abbinano agli arpeggi struggenti della chitarra di Edge, mentre il basso di Clayton regge il gioco e Mullen accompagna il tutto con calma apparente.
Per chi scrive, tra i vertici assoluti degli U2.

2. Love Comes Tumbling

Se “Pride (In The Name Of Love”) è il 45 giri che trascina al successo mondiale l’Lp “The Unfogettable Fire” del 1984, non è da meno la sua title track. Uscita come secondo singolo, nasconde un altro gioiello sul lato B. Ovvero, questo brano sofferto, intimista e struggente, incentrato ancora una volta su una storia d’amore. Una splendida canzone venata di disillusione ma anche di romanticismo, con versi come “L’amore non ha bisogno di trovare una via/ Tu troverai la tua via/ Io dimentico di non poter restare/ E così dico che/ Tutte le strade portano dove sei tu”. Parole che però feriscono profondamente, nascondendo tutta l’amarezza che aleggia tra i protagonisti. E il brano sembra descrivere un incontro d’amore proibito, calandoci in un’atmosfera fatta di silenzi e riflessioni sottovoce: “Il seme è versato, il letto profanato/ Per te, una sposa vergine/ Io sono te in qualcun’altro/ Non cercare te stessa in me/Io non posso risollevarti ancora/L’amore crolla giù ancora”. Il tutto giocato sul suono delle parole, sull’armonia della pronuncia, sulla calda vocalità di un Bono ammalato di malinconia, che lotta costantemente con l’interpretazione, calandosi interamente nella sofferenza amorosa. A supportarlo, arrangiamenti raffinati in cui le tastiere e un basso pulsante si sposano al fraseggio chitarristico. Pubblicato anch’esso sull’Ep “Wide Awake In America”, resta uno dei capolavori nascosti degli U2. Anche nei loro concerti, dove purtroppo non ha mai trovato posto.

3. Trash, Trampoline And The Party Girl

Una delle loro prime leggendarie B-side, inserita sul retro del singolo “A Celebration”, uscito nel 1982, a cavallo tra gli album “October” e “War”. Si trattò essenzialmente di una mossa della casa discografica per tenere accesi i riflettori sugli U2 in assenza di singoli da estrarre dall’album precedente. Ma alla fine mentre “A Celebration” sarà praticamente dimenticata da tutti, il suo retro diventerà un classico delle loro scalette dal vivo. Si chiama “Trash, Trampoline And The Party Girl”, ma resterà poi abbreviato in “Party Girl”, a partire dal leggendario album live “Under A Blood Red Sky”, registrato a Red Rocks, così come l’omonimo film. Ed è proprio in questa emozionante versione dal vivo che abbiamo scelto questa ninnananna rock, che racconta la storia di una ragazza che ha bisogno di liberarsi di una triste nomea. Una perla dei primi U2, tutta giocata sugli arpeggi elettroacustici delle chitarre e su un basso cadenzato ad assecondare la vibrante interpretazione di Bono.

4. Spanish Eyes

Altra inspiegabile esclusione dai solchi di “The Joshua Tree” è quella che riguarda questa canzone, pubblicata solo come lato B del singolo “I Still Haven’t Found What I’m Looking For” il 25 maggio 1987. Impregnata di una forte carica erotica, “Spanish Eyes” anticipa certe tematiche a sfondo sessuale che saranno al centro del successivo “Achtung Baby”, sposandole a un nuovo inno rock vibrante, con i riff taglienti di The Edge ad assecondare un’altra ottima prestazione vocale di Bono. Proprio il chitarrista ha ipotizzato chi fosse la protagonista del brano: “Credo che quegli ‘occhi da spagnola’ si riferiscano ad Ali (moglie di Bono, ndr). Penso che Bono avesse in mente proprio quello”. Il pezzo sarà eseguito spesso durante il Joshua Tree Tour, poi solo sporadicamente, soprattutto nei concerti spagnoli. L’importanza di “The Joshua Tree” è dunque testimoniata anche solo da tutti i brani che alla fine sono stati tagliati dalla sua scaletta e riproposti in gran parte come B-side dei singoli. Sarebbe potuto tranquillamente essere un album doppio senza perdere un grammo della sua qualità.

5. Endless Deep

Ebbene sì, esistono anche gli U2 strumentali. Ne restano poche testimonianze, questa probabilmente la migliore. Uscita come B-side di “Two Hearts Beat As One” (il secondo singolo di “War”), “Endless Deep” si snoda suggestiva e ammaliante, sulle cadenze dettate dal basso di Adam Clayton, al quale sono affidate anche le sparute parti vocali. Si avvicina inconsapevolmente ai rarefatti suoni del “non musicista” Brian Eno, che di lì a poco sarebbe salito in cabina regia per il successivo lavoro della band dublinese, “The Unforgettable Fire”. Mai eseguita dal vivo, resta una delle chicche più intriganti della loro produzione.

6. Lady With The Spinning Head (UVI)

Non potevamo dimenticare, in questa playlist delle B-Side di Bono e compagni, il curioso lato B del celeberrimo singolo “One”. Si tratta del brano-madre da cui derivano ben tre tracce di “Achtung Baby”, ovvero “The Fly”, “Ultraviolet (Light My Way)” e “Zoo Station”. Una vera e propria matrice collettiva, ricolma di sperimentazioni e suggestioni sonore, di nome “Lady With The Spinning Head”, con la sigla finale UVI che sta per “UltraViolet I”, intesa come la prima versione del pezzo, mentre “la signora dalla testa che gira” è un omaggio al film “L’Esorcista” di William Friedkin e alla sua protagonista, Regan, la bambina posseduta interpretata da Linda Blair. Sul singolo “Even Better Than The Real Thing” ne venne pubblicato un remix dal titolo “Lady With The Spinning Head (Extended Dance Remix)”. “Lady With The Spinning Head (UVI)” è stato incluso nella sola versione su cd di “The Best Of 1990-2000”, il secondo greatest hits del gruppo irlandese degli U2, uscito nel novembre del 2002.

7. Your Blue Room (Passengers)

Nel succitato “best of” del 2002 venne inserita anche quest’altra gemma, pubblicata come retro del singolo “Staring At The Sun” nel 1997. La prima metà degli anni Novanta è un periodo di esperimenti a tutto campo per gli U2, che accettano anche di far parte di un supergruppo con Brian Eno di nome Passengers. Insieme fanno uscire il disco “Original Soundtracks 1”, sorta di raccolta di temi per film immaginari che dovrebbe rappresentare un ideale secondo capitolo della “Music For Films” concepita dal genio di Woodbridge nel 1978. A conquistare il successo è la struggente “Miss Sarajevo” (featuring Luciano Pavarotti) ma da rivalutare è anche questo pezzo che sarà usato davvero in un film (“Al di là delle nuvole” di Michelangelo Antonioni). Trainato dai suoni magnetici dell’organo, suonato da The Edge, e dalle tonalità profonde e sensuali di Bono, il brano galleggia su atmosfere incantate, tese e malinconiche al contempo. Il testo allude al sesso come “un tipo diverso di conversazione”, mentre “la stanza blu” diventa il luogo materiale dell’atto amoroso. Contiene un featuring della loro connazionale Sinéad O’Connor nel ritornello e un intervento vocale di Clayton nel verso finale (il secondo in assoluto nella storia degli U2, dopo il caso di “Endless Deep”).

8. Luminous Times (Hold On To Love)

Nata durante le sessioni di “The Joshua Tree“, “Luminous Times (Hold On To Love)” fu pubblicata nel 1987 come B-side di “With Or Without You”. Scritta dagli U2 con Brian Eno, sviluppa una visione dell’amore sospesa tra desiderio carnale e tensione spirituale. La voce di Bono procede per immagini febbrili, evocando una figura femminile capace di generare insieme estasi e smarrimento. La chitarra di The Edge, i riverberi e la sezione ritmica costruiscono uno scenario ampio, notturno e in costante espansione. Il brano cresce gradualmente fino a raggiungere un’intensità quasi mistica, tipica degli U2 di quel periodo. Una B-side di straordinaria forza emotiva, considerata da molti fan uno dei grandi tesori nascosti della band irlandese.

9. Salomé (Zooromancer Remix)

Nata durante le sessioni di “Achtung Baby”, “Salomé” rimase fuori dalla scaletta definitiva dell’album. La versione originale apparve nel 1992 come B-side di “Even Better Than The Real Thing”. Il successivo “Zooromancer Remix” accompagnò invece il singolo “Who’s Gonna Ride Your Wild Horses”. Pete Heller e Terry Farley trasformano il sinuoso funk del brano in un’estesa cavalcata house. La voce di Bono affiora tra pulsazioni ipnotiche, chitarre deformate ed echi della stagione Zoo TV. Una gemma irrequieta che documenta la svolta elettronica e sperimentale degli U2 dei primi anni Novanta. Figura anch’essa nella parte dedicata alle B-Side della raccolta “The Best Of 1990-2000”.

10. A Room At The Heartbreak Hotel

Pubblicata nel 1988 come B-side di “Angel Of Harlem”, “A Room At The Heartbreak Hotel” appartiene alla stagione americana di “Rattle And Hum”. Il titolo richiama Elvis Presley, ma il testo allarga lo sguardo ai miti tragici di Hollywood e del rock’n’roll. Bono cita Judy Garland e Rodolfo Valentino, figure consumate dalla fama e dal bisogno di illusione. Ottoni, cori femminili e un andamento soul-gospel accompagnano una delle interpretazioni più intense del cantante dublinese. Dietro l’energia della musica affiora una riflessione amara sui desideri esauditi e sulle necessità sacrificate. Una B-side ricca e suggestiva, capace di riassumere il fascino e le contraddizioni dell’immaginario americano degli U2.

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