Se si volesse tracciare un percorso immaginario del lavoro-U2 anni Ottanta questo inizierebbe dalla tradizione musicale della loro Irlanda, passerebbe per la Londra di Rolling Stones e Bowie, per giungere infine all’America di Dylan e Springsteen. Questo era quello che la prima raccolta del periodo 1980-1990 metteva in risalto. Durante i Novanta invece, gli U2 sembrano aver percorso a ritroso quel cammino.
Ascoltando infatti i 16 brani di questo nuovo “The Best”, che raccoglie i loro maggiori successi dal 1990 al 2000, le influenze sono quasi esclusivamente europee. Sembra quasi che il mega-trionfo del gruppo negli Usa alla fine degli anni Ottanta abbia provocato un’enorme voglia di ritorno nel Vecchio Continente d’origine, che ormai cominciava a chiamarsi Unione Europea. E questo cambiamento ha segnato gli U2, almeno per la prima metà dei Novanta con “Acthung Baby” e “Zooropa”, caricati com’erano di suoni elettronici e atmosfere urbane notturne. Così ecco “Even Better Than The Real Thing”, “Mysterious Way”, “Numb”. Cambiamento che però non essendo facile, ha anche provocato inevitabilmente ferite in “Stay (Faraway So Close)” e “Until The End Of The World”. Ma poiché si è quello che un tempo si è stati, ecco che “One” rappresenta quel rock classico, maestoso e passionale degli U2 Ottanta che li ha resi delle star al punto che tante volte Hollywood ha voluto dei loro brani. Uno di questi venne inserito in uno degli episodi di “Batman”, “Hold Me, Thrill Me, Kiss Me, Kill Me”.
Altre volte sono stati proprio loro a seguire tutte le fasi di un film fin dall’idea iniziale. E’ il caso di “The Million Dollar Hotel” di Wenders in cui venne inserita “The First Time”, ripescata da Zooropa. E sempre Wenders volle le già citata “Until The End Of The World” oltre a “Stay” per due suoi film. Ma a metà dei Novanta, se da un alto ci si batteva con delle leggi per l’Unione, dall’altro si combatteva con armi vere in Bosnia. Gli U2 cantarono così la delicata e commovente “Miss Sarajevo”.
Dopo aver sperato e sofferto con gli europei per tutta la prima metà dei Novanta, gli U2 sentirono la necessità di rigenerarsi. Prima con “Pop” che esaltava però solo la musica più in voga. Ritmi classici che incontravano quelli dance. Ecco allora “Discoteque” in una versione meno fracassona, “Staring At The Sun” e l’apocalittica “Gone”. Poi un rock limpido e di ampio respiro, che un po’ furbamente voleva ricordare quello degli U2 anni Ottanta con l’album “All That You Can’t Leave Behind”. Da qui “Beatiful Day” e “Stuck In A Moment You Can’t Get Out”. In più, due nuove canzoni: “Electrical Storm” e l’ombrosa “The Hands That Built America” per la colonna sonora di “Gangs Of New York” di Martin Scorsese.
Allegato al disco, il cd con le B-sides come “Lady With The Spinning Head” e “Summer Rain” più versioni remix di alcuni brani. Nel cd ufficiale comunque, da notare alcuni assenze, soprattutto l’inspiegabile esclusione di “The Fly”.
07/11/2006
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