FRUIT BATS - The Landfill

2026 (Merge)
folk-pop

Dopo la parentesi solitaria di “Baby Man”, il musicista americano Eric D. Johnson rimette in sesto la band per “The Landfill”, un album che si nutre della scrittura sciolta e schietta del precedente progetto. Stesso criterio ma diverso contesto, è tutta qui la rivoluzione che non solo rimette in sesto i Fruit Bats, ma che addirittura li vede all’opera con una delle pagine più  convincenti di una quasi trentennale carriera che ha avuto origine nella cameretta di Eric D. Johnson in quel di Chicago e che non sembra aver smarrito la genuinità e lo spirito avventuroso degli esordi.

Registrato live in studio, “The Landfill” è stato concepito in tempi brevi, frutto di quel tanto sbandierato termine flux of conscience che ha accompagnato i dispacci d’agenzia, ma anche qualche commento critico. A onor del vero, il mood esplorativo di queste nuove canzoni ha senz’altro trovato forza nella ritrovata ispirazione dell’autore.

L’etereo e dolente falsetto di Johnson entra in punta di piedi nella florida stagione degli anni 70, con intense pagine cantautorali che potrebbero benissimo  far parte di un vecchio album di Bill Fay, l’uggiosa ma avvolgente “Wild Pony Tower Moment”, o del repertorio segreto di Harry Nilsson, l’evocativa e minimale “Silverfish In The Sink”, un brano quest’ultimo che ad alcuni potrà ricordare anche l’album solista di Paul Buchanan dei Blue Nile.

La verità è che l’autore americano è tornato a scrivere canzoni di rara bellezza, su tutte l’inebriante country-soul di “The Saddest Part Of The Song” che senza indugio entra potentemente tra le migliori composizioni del musicista, e che la title track ne replichi la grandezza con un accenno celtic-soul e un piglio strumentale degno dei migliori War On Drugs conferma lo stato di grazia di Johnson e compagni.

Che i musicisti (il bassista David Dawda, il chitarrista Josh Mease, il tastierista Frank LoCrasto e il batterista Kosta Galanopoulos) siano perfettamente allineati con la rinascita del loro leader è evidente nelle vibrazioni power-pop a base di piano  e chitarre elettriche di “Think Aboutcha” e nel pregevole alternarsi di ombre e luci di “That Goddamn Sun”. L’abilità con la quale la band lascia spazio a speranza e malinconia nello stesso brano è oltremodo intenso. Anche quando la musica scorre con brio e leggerezza pop (“Perhaps We’re A Storm”), o sembra perdere per un attimo di spessore (”Fishin’ For A Vision”), la sensazione prevalente è quella di trovarsi al cospetto di un’eccellente prova d’autore che conquista e seduce.

25/06/2026

Tracklist

  1. 1. The Saddest Part of the Song
  2. 2. All Wounds
  3. 3. Think Aboutcha
  4. 4. That Goddamn Sun
  5. 5. Silverfish in the Sink
  6. 6. Wild Pony Tower Moment
  7. 7. Fishin' for a Vision
  8. 8. Perhaps We're a Storm
  9. 9. Hummingbird Sage
  10. 10. The Landfill

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