Antonello Venditti

Perché i maturandi ascoltano ancora “Notte prima degli esami”?

In questi giorni di Esame di Maturità la si sente rimbalzare qua e là, “Notte prima degli esami”, brano del 1984 con cui Antonello Venditti avrà comprato probabilmente un paio di ville al mare grazie ai diritti d’autore.

Il brano, immaginiamo, lo conosciate tutti. Inoltre, non è questa la sede dove raccontarvelo nei suoi rimandi storici o nell’evoluzione armonica e melodica. Prendiamoci piuttosto qualche minuto per chiederci come mai dopo oltre quarant’anni questa canzone sia ancora quella che i giovani, bellissimi maturandi cantano fuori dalle scuole la fatidica “notte prima” della prima prova scritta. E ancora, perché la scelgano quando si radunano l’ultimo giorno per salutarsi, o per animare le storie sui social che raccontano i patemi d’animo tipici dei maturandi.

Per questioni lavorative, io sento “Notte prima degli esami” cantata da maturandi sempre diversi, di anno in anno. Guardarli, insieme, intonarlo rivela alcune cose sul perché lo si scelga ancora oggi. Intanto, non lo conoscono alla perfezione: il testo è troppo complesso, lungo, difficile da memorizzare, persino incomprensibile in molti passaggi. Nelle scuole odierne, multiculturali in un modo che sarebbe stato impossibile nel 1984, e in affanno anche alle prove INVALSI di italiano, è più che prevedibile.

Arriva, invece, tutta l’emozione. L’introduzione di pianoforte è, come dicono oggi i giovani, iconica, e il primo verso impone una nostalgia commovente che vibra nei petti dei maturandi: “Io mi ricordo”. Di colpo quel momento più o meno temuto e atteso sta per diventare prima presente e poi passato. I destini dei compagni di classe si separeranno, i prof diventeranno pian piano sempre meno chiari nella memoria. Certamente si conservano tanti ricordi, appunto, ma anche a diciannove anni si è capito che non si può ricordare senza un pizzico di malinconia.

Più che immedesimarsi con i quattro ragazzi del Folkstudio dei primi versi, gli alunni si rivedono in questo gruppetto di sognatori un po’ sfigati, non si sa bene se adolescenti o già adulti. La notte della vigilia è quindi un confine, in cui è facile sentirsi persi in un modo tutto speciale che è tipico di quell’età. In soccorso gli amici, magari un amore ingenuo, dolce e un po’ disordinato che chissà se sopravviverà. I maturandi continuano a immedesimarsi in questo stato d’animo particolare, un insieme di paura, speranza, ansia, nostalgia istantanea.

Gli scolari stanno per smettere di esserlo, per sempre. Dopo, i più vedono un grande “chissà”: le vacanze a Mykonos, una facoltà che non ci convince granché o magari la possibilità di andare in ditta dallo zio o da quell’amico di famiglia. Progetti, con annesse scelte da prendere. Un’altra storia, rispetto ai binari della scuola superiore, con i docenti a fungere da locomotive più o meno sgangherate.

Dicevo, gli alunni non conoscono il testo. Esistono però delle eccezioni, dei momenti in cui le voci stonate e un po’ imbarazzate del coro si allineano, a sottolineare i versi che sentono più appartenere anche al loro sentire. Oltre a quelli iniziali già affrontati, c’è un buona convergenza corale per “Claudia non tremare/ Non ti posso far male/ Se l’amore è amore” e soprattutto per quella gloriosa dichiarazione d’intenti che è “Notte di lacrime e preghiere/ La matematica non sarà mai il mio mestiere”. Si danno di gomito, ridono, a questo punto i più sensibili hanno già i lucciconi.

Detto del testo e del suo mood, si possono fare alcune altre riflessioni, senza dilungarsi più del necessario. Non c’è davvero concorrenza con altre canzoni che parlino d’Esame di Maturità. Si può ripiegare su canzoni che si adattino alla situazione, come la speranzosa “Buon viaggio (Share The Love)” di Cesare Cremonini, altro brano immancabile di questi giorni “prima di”, o optare per più teatrali e drammatiche scelte d’epoca come “I migliori anni della nostra vita“. Anche per l’uso sui social, inserendo la parola chiave “esame” o “esami” c’è davvero poca concorrenza.

Infine, la dimensione del rito collettivo e intergenerazionale. La musica che ascoltano oggi gli alunni delle superiori è spesso molto distante da quella di tendenza venti o trent’anni fa. Tanto diversa da risultare a molti di noi più “grandi” incomprensibile, tutta uguale, senza valore e senza anima. Sono una generazione che ha tagliato molti ponti con il passato musicale, pur con alcune eccezioni (ultimamente, Michael Jackson su tutti), ma per il rito collettivo serve qualcosa di fuori dal tempo. Una canzone distante da qualsiasi altra cosa giri nelle loro playlist Spotify, riconoscibile anche dai genitori, persino i nonni.

La ascoltano e anche chi ha il doppio o il triplo dei loro quasi vent’anni ritorna indietro: è una carrellata di volti, nomi, sensazioni da ricordare con dolce nostalgia. Per noi docenti, anche un modo per incontrarsi nell’emozione dolceamara con i propri alunni, prima che loro vadano altrove e noi si conduca altri alla loro, sicuramente indimenticabile, “Notte prima degli esami”.