AMERICAN ANALOG SET - Destroy Destroy Destroy

2026 (Numero group)
alt-pop-rock, kraut-rock, slowcore

Accolti nelle attenzioni della benemerita Numero, etichetta americana dedicata alla riesumazione e riconfezionamento di band di valore ma dimenticate, gli American Analog Set hanno subito un vero e proprio trattamento d’onore, con la ripubblicazione in due tranche del loro repertorio. Se la prima raccolta “New Drifters” comprendeva i primi album (1996-99), “Destroy Destroy Destroy” presenta la loro produzione post-Duemila: “Know By Heart” (2001), “Promise Of Love” (2003) e “Set Free” (2005), più un Ep e brani vari.

Si tratta di un’occasione d’oro per riscoprire una band silenziosamente fondamentale, con un’estetica tanto minimalista quanto peculiare, che ha evidentemente ispirato band contemporanee o successive come i Death Cab For Cutie (che hanno forse anche maldestramente tentato di imitarne i refrain e le progressioni specialmente negli album più tardi).

Orchestrate intorno a una strumentazione acustica essenziale ma mettendo insieme un suono pieno e stratificato, a differenza di altre band slowcore contemporanee, i brani della band di Austin fanno un potente uso dello spazio musicale, con suggestive interazioni tra strumenti e timbri ed escursioni in scene attigue ma non per forza comunicanti (i Sea and Cake di “The Kindness of Strangers”).

Rispetto ai primi dischi certamente l’espressività della band si fa ancor più riconoscibile, permeata di un’autorevolezza percepibile nella definizione del proprio sound, che quasi si impone sull’ascoltatore (“The Green Green Grass”, l’eccezionale “Everything Ends In Spring”) – anche grazie al sapiente uso della ripetizione che da sempre è caratteristica peculiare e fondante della band, che le è valsa l’etichetta di “slow-kraut” (“Fool Around”, “Cool Kids Keep”).

Un’immersione musicale dalla quale si rimane irretiti, tra movimenti di spazzola sulla batteria, le caratteristiche punteggiature di tastiera, le contorsioni viscerali di chitarra, e la voce monotòna e ipnotizzante di Andrew Kenny (“Come Home Baby Julie, Come Home”), un’esperienza assolutamente da non perdere.

21/06/2026

Tracklist

  1. 1. Punk As Fuck
  2. 2. The Only One
  3. 3. Like Foxes Through Fences
  4. 4. The Postman
  5. 5. Choir Vandals
  6. 6. Gone To Earth
  7. 7. Million Young
  8. 8. The Kindness Of Strangers
  9. 9. Know By Heart
  10. 10. Slow Company
  11. 11. Aaron & Maria
  12. 12. We're Computerizing And We Just Don't Need You Anymore
  13. 13. Continuous Hit Music
  14. 14. Hard To Find
  15. 15. Come Home Baby Julie, Come Home
  16. 16. You Own Me
  17. 17. Promise Of Love
  18. 18. The Hatist
  19. 19. Fool Around
  20. 20. Modern Drummer
  21. 21. Born On The Cusp
  22. 22. Immaculate Heart 1
  23. 23. Immaculate Heart 2
  24. 24. Cool Kids Keep
  25. 25. She's Half
  26. 26. Jr
  27. 27. Play Hurt
  28. 28. (Theme From) Everything Ends
  29. 29. Sharp Briar
  30. 30. The Green Green Grass
  31. 31. First Of Four
  32. 32. Fuck This...I'm Leaving
  33. 33. Cool Kids Keep (EP Version)
  34. 34. First Of Four (EP Version)
  35. 35. The Green Green Grass (EP Version)
  36. 36. Everything Ends In Spring (EP Version)
  37. 37. Stoney Chariots
  38. 38. New Equation
  39. 39. Make It Take It
  40. 40. The Postman (feat. Benjamin Gibbard)
  41. 41. The Only Living Boy Around (Know By Heart sessions)
  42. 42. Done For The Day
  43. 43. Mirror Man
  44. 44. Lincoln
  45. 45. Promise Incidental ii
  46. 46. Play Hurt (piano)
  47. 47. Sharp Briar (feat. Matt Pond)
  48. 48. Keystroke
  49. 49. Keystrokes (outro)
  50. 50. Wooden Bird
  51. 51. Only One (original)
  52. 52. Kills Me / Make It Take It (reprise)
  53. 53. Punk As Fuck (French entrance)
  54. 54. Hard To Find (original)
  55. 55. Hard To Find (reprise)
  56. 56. In The Bushes
  57. 57. Choir Vandals (original)
  58. 58. All I Want For Christmas
  59. 59. Desert Eagle