“Terrestrials” è l’undicesimo album dei Pond, il complesso psych-rock australiano che, pur contando su un seguito di fan fedeli, al mondo della musica più mainstream rimane noto specialmente per la propria associazione con Tame Impala. Kevin Parker fu membro del gruppo ai tempi andati e ha collaborato e collabora a sua volta con diversi componenti, specialmente Jay Watson, che suona per la sua band dal vivo. Le influenze sono grosso modo le stesse, ma i Pond hanno seguito un percorso loro che non li ha mai veramente allontanati dalle chitarre e mai veramente avvicinati al dancefloor – cosa che ovviamente non si può dire, a questo punto, per Tame Impala.
Passata infatti una fase “pop” della loro carriera, tra il 2017 e il 2021, che ha visto i Pond divertirsi un po’ con synth e ritmi più dance, il gruppo è tornato decisamente al rock (e per giunta in pieno stile Led Zeppelin) nel 2024 con “Stung!” Nel nuovissimo disco del 2026 la direzione è confermata, anche se stavolta, secondo quanto affermato dalla band stessa, le influenze dovrebbero essere quelle dei conterranei Church e Midnight Oil, con uno sguardo alla scena post-punk e new wave australiana di inizio anni 80.
Difficile definire “Terrestrials” un album post-punk nella sua interezza, ma è vero che l’influenza dei Midnight Oil – gruppo criminalmente sottovalutato ancora oggi – si sente bene: basti ascoltare il primo singolo, “Two Hands”, un rock entusiasta e davvero d’altri tempi; o “Roebuck Plains”, con arpeggi jangle che riportano decisamente a certo post-punk anni 80 – forse più dalle parti di Teardrop Explodes o Dream Syndicate. “The Fatal Shore” è molto diversa dal resto dell’album, con un dance-rock dai ritmi sottilmente elettronici; il motivo c’è: produttore e co-autore del brano è proprio Tame Impala, ospite d’occasione.
Ma nonostante le aspirazioni post-punk, l’impostazione di base del disco rimane quella di un rock psichedelico chitarristico e vivace, come testimoniato dalla traccia d’apertura “Skyworks” e da “Casuarina”, che paiono riportare a un’epoca precisa dei Pond – quella di “Man It Feels Like Space Again” (2015). Stesso dicasi per “Terrestrials”, la fantastica (in tutti i sensi) title track che esprime un entusiasmo per un rock puramente strumentale e incisivo, persino in questo caso sulla sponda del prog, dimenticando ogni pulsione per così dire “commerciale”. Ed è il suono più tipico dei Pond, urletti dell’inarrestabile frontman Nick Allbrook compresi.
In definitiva, per chi cercasse un ascolto che riporti effettivamente a quel post-punk aussie anni 80 così tipico, forse non è esattamente questo che fa “Terrestrials”. Ma di certo è un altro album dei Pond molto riuscito, un lavoro nel quale i cinque musicisti australiani ancora una volta mostrano tutta la solidità di uno stile ormai inspessito e collaudato da quasi due decenni di evoluzione. Un album certamente “rock” in più accezioni del termine, ma convincente soprattutto nel suo non voler cedere a compromessi – non che loro ne abbiano alcun bisogno, ormai – e nel regalare spunti che, nella maggior parte del repertorio psych (o, sia pure, post-punk) contemporaneo, è alquanto arduo trovare.
21/06/2026