Psychedelic Source Records è il nome di un collettivo ungherese che porta all’estremo il concetto di musica psichedelica con lunghissime jam improvvisate che sfidano, per lunghezza del catalogo (cento dischi in appena cinque anni, roba da far impallidire i King Gizzard & the Lizard Wizard) e tasso lisergico, i giganti del genere, dagli americani Grateful Dead ai giapponesi Acid Mothers Temple. Queste sessioni, a oggi, hanno dato vita a un centinaio di pubblicazioni in cui emergono, in percentuali diverse a seconda della registrazione, ritmi kraut, psichedelia super dilatata, influenze cosmiche e space rock.
Se “Demonkraut” (2024) è stata l’apoteosi kraut e “This Is” (2024) ha accentuato le influenze space, il nuovo “Pseudopredestinated” – anche per non smentire il titolo – torna alle origini del progetto, spingendo al massimo l’acceleratore lisergico e viaggiando a tutta velocità tra gli Amon Düül II, i Pink Floyd del “Live At Pompeii“, gli Hawkwind e i Grateful Dead. Difficile parlare di biglietto da visita per chi ha già cento pubblicazioni alle spalle, ma le tre composizioni di venti minuti ciascuna di “Pseudopredestinated” possono ritenersi un ottimo passepartout per entrare nel mondo fantastico del collettivo ungherese.
Dalla floydiana “Precambriality” alle interminabili improvvisazioni di chitarra di “Protoplanetarian” e “Postpurposes”, i Psychedelic Source Records dimostrano (se mai ce ne fosse stato bisogno) che la psichedelia non morirà mai.
06/07/2026