Europe

Auditorium Parco della Musica, Roma (07/07/2026)


Sono davvero poche le canzoni che chiunque, in qualsiasi latitudine del pianeta e di qualsiasi età, è in grado di riconoscere dopo una manciata di secondi. Una di questa è certamente “The Final Countdown” degli Europe, tra i più grandi inni rock mai scritti, pubblicata esattamente 40 anni fa. Il brano, introdotto dall’epico riff di sintetizzatore, racconta la partenza dell’umanità verso un altro pianeta, Venere, descrivendo l’emozione del distacco e la speranza nel futuro attraverso l’immagine del conto alla rovescia. Sebbene il testo fosse puramente fantascientifico, l’atmosfera del 1986 risentiva fortemente delle tensioni geopolitiche della Guerra Fredda e dell’incubo nucleare (che si sarebbe materializzato pochi mesi dopo, con l’incidente alla centrale di Chernobyl). Molti ascoltatori dell’epoca lessero la fuga verso lo spazio come una metafora della necessità di scappare da un mondo a rischio di autodistruzione.
“The Final Countdown” ebbe subito un successo planetario, ottenendo il disco d’oro e raggiungendo la prima posizione in ben 25 paesi. La canzone trascinò l’omonimo album, il terzo della band svedese capitanata da Joey Tempest, che conteneva altre hit indimenticabili come “Carrie”, “Rock The Night” e “Cherokee”. Tutti brani che hanno entusiasmato ieri sera la Cavea dell’Auditorium Parco della Musica di Roma, nel secondo appuntamento del tour estivo degli Europe, che farà tappa anche a Brescia (8 luglio) e a Forte Dei Marmi (9 luglio).

Il grande spazio all’aperto disegnato da Renzo Piano era ieri sera nella configurazione con i posti in piedi nel parterre: una scelta saggia, per un concerto rock tutto da ballare. Gli Europe, sempre formati da Joey Tempest alla voce, da John Norum alla chitarra, John Levén al basso, Mic Michaeli alle tastiere e Ian Haugland alla batteria, sono ancora una live band prodigiosa. Micidiali riff di chitarre, tastiere cinematiche, ritmica serrata, voce aggressiva e tanta voglia di divertirsi. Questi, in sintesi, gli ingredienti del quarantennale successo della band svedese: un gruppo che non vive di ricordi, ma che è ancora attivo discograficamente. Il 25 settembre uscirà il loro dodicesimo album in studio, “Come This Madness”, pubblicato dalla Silver Lining Music/Hell & Back Recordings. A giudicare dalla resa live dei due singoli “One On One” e “The Cult Of Ignorance”, il disco promette di essere uno dei più interessanti del 2026 sul fronte hard-rock. “’One On One’ è sicuramente una delle mie tracce preferite dell’album”, afferma Joey Tempest. “La potenza e l’atmosfera sono fresche, ma alcune melodie mi riportano alle origini. Questi testi sono un riflesso dei tempi in cui viviamo oggi”.

In una scaletta incentrata prevalentemente sui capolavori “The Final Countdown” del 1986 e “Open Your Heart” del 1988, i due nuovi brani non hanno affatto sfigurato, mostrando l’intatta capacità di Joey Tempest di comporre grandi brani rock. La serata è iniziata con “On Broken Wings”, famosa per essere il lato B di “The Final Countdown”, un brano veloce e con un chorus contagioso. Un urlo di approvazione del pubblico accompagna il riff al fulmicotone di “Rock The Night”, il cui ritornello viene cantato da tutta la Cavea dell’Auditorium. Curioso come allora i critici musicali guardassero con scetticismo (per non dire peggio) al cosiddetto “hair metal”, ma la prova del tempo dimostra inequivocabilmente che queste erano grandi canzoni.

Joey Tempest non ha più i capelli biondi e cotonati degli anni Ottanta, ma ha ancora una voce potente e una presenza scenica invidiabile per un(quasi) sessantatreenne. Tempest, da consumato frontman, è abile a creare un dialogo costante con il pubblico, che ricambia ogni suo invito a cantare e a battere le mani con grande entusiasmo. Gli Europe sono sempre stati amati in Italia ed è sempre gratificante suonare per un pubblico che conosce tutte le canzoni e che li segue da anni con intatto affetto.
Gli assoli di chitarra di John Norum sono un perfetto mix di tecnica e melodia, mentre le tastiere di Mic Michaeli sono una delle firme sonore più riconoscibili degli Europe. La ritmica formata dalla batteria di Ian Haugland e dal basso di John Levén è sempre potente, sicura e metronomica. Dopo le atmosfere cupe e orientaleggianti di “Walk The Earth”, Joey Tempest saluta il pubblico: “Che bello tornare a Roma! Come state? Siete pronti per il nuovo album? Volete tante ballad, da ascoltare insieme a vostra madre, oppure volete urlare?”. Domanda retorica: il pubblico vuole urlare, ballare e divertirsi con “Scream Of Anger” e “Sign Of The Times”, due classici degli anni Ottanta.

Vengono accolti bene anche il nuovi brani “One On One” e “The Cult Of Ignorance”. Quest’ultima è un inno rock diretto e coinvolgente, con un testo che riflette i tempi in cui viviamo, scritto con un pizzico di ironia. Arriva poi l’atteso momento di “Carrie”, una delle ballad simbolo degli anni Ottanta, che fa scattare il singalong di tutto l’Auditorium, in un momento di grande intensità emotiva. Tempest si avvicina alla transenna del parterre e canta il ritornello insieme ai fan, in un tripudio di mani che lo cercano e lo toccano. In “Open Your Heart” il frontman si diverte a personalizzare la canzone con “Rome”, mentre la travolgente “Superstitious” viene interpolata con alcuni segmenti di “No Woman, No Cry” di Bob Marley”.

Una breve pausa e arriva l’atteso momento dei bis. E che bis. Prima “Cherokee”, quarto singolo dell’album “The Final Countdown”, col suo testo crudo che racconta lo sterminio degli indios d’America.
Il finale, davvero memorabile, è affidato all’epica “The Final Countdown”, una di quelle canzoni che, almeno una volta nella vita, vanno ascoltate e cantate a squarciagola dal vivo. Durante il brano, uno spettatore srotola dalla tribuna uno striscione con su scritto (in inglese): “Stavamo aspettando questo momento da 40 anni”. Ecco, quando una canzone entra in questo modo nella memoria collettiva, vuol dire che è davvero speciale. Il concerto di ieri sera ha confermato ancora una volta che gli Europe sono una live band con i fiocchi, guidata da un frontman carismatico come Joey Tempest. La band svedese non solo è forte di un repertorio che pochi gruppi degli anni Ottanta possono vantare, ma è ancora in grado di proporre musica attuale e di valore. Il rock non è morto, lunga vita al rock.

Scaletta

  1. 1. Scream of Anger
  2. 2. Sign of the Times
  3. 3. One on One
  4. 4. The Cult of Ignorance
  5. 5. Carrie
  6. 6. War of Kings
  7. 7. Stormwind
  8. 8. Open Your Heart
  9. 9. More Than Meets the Eye
  10. 10. Last Look at Eden
  11. 11. Ready or Not
  12. 12. Superstitious
  13. 13. Cherokee
  14. 14. The Final Countdown

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