Alle porte del Traffic Live Club in Via Prenestina si respira subito un’aria di febbrile eccitazione, mescolata piacevolmente allo scirocco che imperversa sulla Capitale. Attesissimo il concerto dei torinesi Ponte del Diavolo, che sbarcano a Roma per sfoderare uno tra i più riusciti mix tra darkwave, doom e black-metal nel panorama sonico del Belpaese. Dall’underground piemontese ai palchi dei maggiori festival europei, il percorso della band guidata con sensualità oscura dalla cantante Elena Camusso è stato folgorante, sicuramente unico nella sua proposta stilistica.
Mentre il Traffic si riempie lentamente, i vicentini Sonum aprono la serata con il loro death metal abbastanza classico, ma allo stesso tempo capace di unire dissonanze estreme ed atmosfere progressive. Verso le 22 è poi il turno dei romani Aganoor, che propongono un set potente a partire dal riff d’acciaio di “Bury My Soul”, dal loro ultimo album “Doomerism”. L’ottima chitarra di Anth Maelstrom guida il gruppo in una setlist che non vuole fare alcun prigioniero, dal doom di “Morbid Skin” a una feroce “Emerald Lake” in cui sono piacevoli i rimandi alle influenze di gruppi come i Type O’ Negative.
E’ il giusto modo di introdurre il set dei Ponte del Diavolo, che salgono sul palco con diversi minuti di anticipo per provare dal vivo tutti gli strumenti in un soundcheck che sembra infinito. Qualcuno lancia invettive contro il sacro, mentre Elena Camusso prova qualche vocalizzo al microfono. La partenza è efferata, con il doom-black di “Spirit, Blood, Poison, Ferment!” che è talmente potente da quasi coprire la voce. Dalle atmosfere lugubri e fredde di “Every Tongue Has Its Thorns” al black-punk cantato in italiano di “Lunga vita alla necrosi”, il set della band entra subito nel vivo, cavalcante grazie all’utilizzo di due bassisti. Si spazia dal doom melodico di “Red As The Sex Of She Who Lives In Death” alla freschezza del synth-darkwave de “Il veleno della natura”. Il pubblico si scatena sulla riuscitissima cover di “In The Flat Field” (Bauhaus), prima della furia blackie “Demone” e del killer-groove oscuro in stile Siouxsie and the Banshees di “Covenant”.
Il gruppo saluta il pubblico dopo circa un’ora di concerto, regalando subito il bis con l’aggressiva velocità punkeggiante di “Un bacio a mezzanotte”. Tutti fuori a godersi la brezza estiva e un’ultima birra, meritata dopo un set mesmerico.