In una Roma già stritolata dalle spire di un’estate precoce, un manipolo di eroi affolla la sala al chiuso del Monk Club per assistere ad un live ancora più incendiario. Dalle follie post-moderne del Sol Levante, il trio noto come Guitar Wolf si scola una birra dopo l’altra in attesa di salire sul palco, mentre i romani Poo Poo Talks offrono al pubblico il loro set a base di garage e synth-rock. Oltrepassate le 22, Guitar, Drum e Bass Wolf entrano in scena per scolarsi alla goccia l’ultima lattina, schiacciata con le mani prima di dare fuoco alle polveri soniche.
“MORE JET” è il primo estratto dal nuovo album della band nipponica, un rock’n’roll sparato a tutto volume tra chitarre frastornanti e cori lancinanti. Dalla cover di “Long Tall Sally” al tribalismo sixties di “Kan-Nana Fever”, i Guitar Wolf sembrano delle creature aliene sbarcate sul pianeta per fare rumore al più classico degli “one, two, three, four!”. Su “Red Rockabilly” c’è il bassista che si lancia diretto sulla folla per essere trasportato a destra e sinistra, mentre la successiva “Jet Generation” mette alla prova l’udito con un muro del suono punk’n’roll. Il trio non offre ovviamente nulla di nuovo a livello stilistico, ma si fa visibilmente apprezzare per un livello di adrenalina esagerato, come un auto lanciata a tutta velocità verso un burrone. Nell’approccio più scanzonato e devastante del punk old-style, il trio propone brani suonati a cento all’ora in una scaletta ovviamente nutrita, composta da diverse cover di classici come “Summertime Blues” e “Kick Out The Jams”.
Alcuni spettatori vengono invitati sul palco ad improvvisarsi guitar-hero, tra l’ovazione generale, prima di chiudere il set sulle distorsioni rockabilly di “All Through The Night Buttobase!!” e, nel breve bis, sul garage-blues grezzo e rumoroso di “Fujiyama Attack”. Per certo, uno dei live più folli di questa già torrida primavera capitolina.