Bonnie Tyler, la magnifica cantante gallese dall’ugola inconfondibile, ci ha lasciato a 75 anni. Era ricoverata dallo scorso maggio in un ospedale di Faro, in Portogallo, dopo essere stata sottoposta a un intervento chirurgico d’urgenza in seguito a una perforazione intestinale e aver trascorso un periodo di coma farmacologico. La sua scomparsa ha lasciato una profonda emozione in tutti coloro che si erano avvicinati alla sua musica, quantomeno quella delle hit che l’hanno resa celebre, da “It’s A Heartache” a “Total Eclipse Of The Heart”, fino a “Holding Out For A Hero”. Ma la sua lunga carriera è in realtà costellata di grandi brani e graffianti interpretazioni, supportate spesso dal genio artistico di Jim Steinman, il produttore americano che l’aveva scelta come sua musa.
Bonnie Tyler ha pubblicato in tutto venti album, vendendo milioni di copie in tutto il mondo. Vogliamo ricordarla con dieci brani fondamentali tratti dal suo repertorio.
Lost In France
Nata nel 1951 a Skewen, in Galles, con il nome di Gaynor Hopkins, Bonnie Tyler è diventata una delle voci più riconoscibili della musica internazionale grazie al suo timbro inconfondibile, reso ancora più graffiante da un intervento alle corde vocali per l’asportazione di alcuni noduli, un episodio che finì per trasformarsi in uno degli elementi distintivi del suo stile. Con questa “Lost In France”, Bonnie conquistò la Top 10 britannica e si fece conoscere dal grande pubblico, ponendo le basi di una carriera destinata a raggiungere il successo internazionale. Il singolo mise subito in luce la personalità e la potenza espressiva della cantante gallese, affermandosi come uno dei brani chiave dei suoi esordi e anticipando la straordinaria serie di successi che avrebbe ottenuto negli anni successivi.
It’s A Heartache
La vera svolta, però, arrivò alla fine degli anni Settanta con questa dolente ballata di nome “It’s A Heartache”, che conquistò il terzo posto della classifica statunitense e le valse l’etichetta di “Rod Stewart al femminile”. Fu il suo primo grande successo internazionale, una ballata country-rock capace di imporsi sia in Europa sia negli Stati Uniti. Il brano rivelò pienamente quella voce roca, ruvida e potente che sarebbe diventata il marchio di fabbrica dell’artista gallese dopo l’intervento alle corde vocali, consegnandole una delle interpretazioni più celebri e amate della sua carriera.
Total Eclipse Of The Heart
Dopo quella hit mondiale, segue un periodo interlocutorio, fino all’incontro salvifico con l’uomo che le garantirà imperitura fama da qui all’eternità, Jim Steinman, che le produce l’intero Lp “Faster Than The Speed Of Night” (1983) scrivendole due brani. Il primo è quello della vita: “Total Eclipse Of The Heart”. Steinman l’aveva pensato per Meat Loaf (e uno dei suoi passaggi appare già, in versione strumentale, nella colonna sonora del film del 1980 “A Small Circle Of Friends”), ma una banale disputa su diritti e compensi farà la fortuna di Bonnie: sarà lei ad aggiudicarselo e a farne una hit mondiale, oltre che un inno sempiterno dei karaoke di ogni angolo del globo. Eccessiva, melodrammatica, perfetta da cantare a squarciagola con i suoi cambi di tonalità, “Total Eclipse Of The Heart” è la power ballad per antonomasia con cui il duo Steinman-Tyler sfonda il muro del suono – e delle classifiche: n.1 su entrambe le sponde dell’Atlantico, 5 milioni di copie vendute. E pensare che all’inizio le radio non volevano mandarla in onda perché troppo lunga e complessa…
Faster Than The Speed Of Night
Più sostenuta e rockeggiante, la title track dell’album “Faster Than The Speed Of Night” è, fin dal titolo, un altro brano 100% steinmaniano, con i suoi cambi di tempo, le sue accelerazioni e la sua ineffabile pomposità, ben gestita dalle corde vocali d’acciaio della biondissima Bonnie. Il brano che dà il titolo all’album del 1983 segna dunque uno dei passaggi più marcatamente rock della carriera di Bonnie Tyler. Il disco, primo album di un’artista donna a entrare direttamente al numero uno della classifica britannica, consoliderà il sodalizio con Jim Steinman e consacrerà definitivamente la cantante gallese tra le più potenti ugole rock degli anni Ottanta, come una sorta di “risposta europea” alla potenza vocale della statunitense Pat Benatar.
Have You Ever Seen The Rain
“Have You Ever Seen The Rain” è un grande classico dei Creedence Clearwater Revival, scritto da John Fogerty e pubblicato nel 1970 nell’album “Pendulum”. Nel 1983, Bonnie Tyler incise una versione del brano per il suo album del 1983 “Faster Than The Speed Of Night”. La canzone venne pubblicata come terzo singolo estratto dall’album nel giugno dello stesso anno e riportò alla luce il brano, grazie all’interpretazione al calor bianco della nostra, che anche nell’occasione non risparmia certo le sue corde vocali, lasciandosi andare a vocalizzi imperiosi.
Holding Out For A Hero
Anche la produzione per le colonne sonore cinematografiche riveste un ruolo importante nel sodalizio tra Bonnie Tyler e Jim Steinman. La cantante gallese, ad esempio, piazzerà tra le sequenze cult della commedia musicale “Footlose” (1984) di Herbert Ross questo rutilante inno pop-rock, puntellato da martellanti pulsazioni di synth, svirgolate di piano, cori epici e rullanti a manetta. La cantante gallese naturalmente non tradisce, con un’altra interpretazione a squarciagola delle sue, che riproporrà nella versione contenuta nel suo Lp “Secret Dreams And Forbidden Fire” del 1986.
Ravishing
Alla metà degli anni Ottanta, Bonnie Tyler è tra le vocalist di maggiore successo della scena pop-rock. E si avvale ancora una volta del supporto e della penna del suo mentore Steinman all’interno del suo sesto Lp “Secret Dreams And Forbidden Fire” (1986). Il ruggito bluesy di Bonnie rinvigorisce la pomposità barocca di questa debordante apertura di nome “Ravishing”, tra solito piano ritmico, melodie trionfali, chitarre affilate e cori d’ordinanza.
Loving You’s A Dirty Job But Somebody’s Gotta Do It
Per un altro brano dell’album “Secret Dreams And Forbidden Fire”, dal divertente titolo di “Loving You’s A Dirty Job But Somebody’s Gotta Do It”, viene coinvolto anche un vecchio compare di Jim Steinman, Todd Rundgren, chiamato a un duetto con Bonnie Tyler, costruito attorno a un’altra delle sue magnificenti progressioni melodiche, che danza sempre pericolosamente in bilico tra stucchevolezza e creatività (ma ancora una volta, è proprio l’eccesso a salvarla).
Rebel Without A Clue
Infine, a chiudere in bellezza il trittico da “Secret Dreams And Forbidden Fire” – uno degli album migliori di Tyler – gli oltre otto minuti della struggente “Rebel Without A Clue”, dove il fantasma di Diane Lane/Ellen Aim, la magnifica protagonista di “Streets Of Fire” (il film di cui STeinman scrisse le musiche) si ridesta nell’intro cadenzata al pianoforte prima che Bonnie si prenda tutta la scena facendo troneggiare la sua ugola lungo impervi sentieri melodici, al centro dell’ennesimo scenario epico tra rullate, cori e rocamboleschi assoli di chitarra e di piano. Avete presente la filosofia del Less is more? Ecco, l’opposto. Come scrive David Hiltbrand su People, “Tyler canta solo in lettere maiuscole e Steinman produce solo a un ritmo al galoppo”. Prendere o lasciare. E noi prendiamo senza remore.
If You Were A Woman
Pubblicata nel 1986, è una delle canzoni simbolo della fase più matura della carriera di Bonnie Tyler. Firmata da Desmond Child, racconta le incomprensioni all’interno di una relazione sentimentale ed è sostenuta da un coinvolgente impianto di rock melodico. Il brano entrò stabilmente nel repertorio della cantante gallesse e ottenne anche un curioso primato: la sua melodia fu infatti rielaborata dallo stesso Child pochi mesi più tardi per creare “You Give Love A Bad Name” dei Bon Jovi, destinata a diventare una delle più grandi hit della storia del rock.
