Mentre sempre più artisti scelgono di trasformare i concerti in uno spazio di riflessione politica – da Bruce Springsteen a Tom Morello – Mick Jagger continua a vedere il palco in modo molto diverso. Per il frontman dei Rolling Stones, il compito di chi si esibisce dal vivo non è quello di “fare prediche” o impartire lezioni al pubblico, ma offrire un momento di evasione, divertimento e condivisione.
Il cantante ha affrontato l’argomento durante la sua partecipazione a “The Interview”, il podcast del New York Times pubblicato su YouTube l’11 luglio, nel quale ha parlato del nuovo album degli Stones, “Foreign Tongues“, uscito il 10 luglio, e del rapporto che da sempre lo lega agli spettatori.
Nel corso della conversazione, il conduttore David Marchese ha messo a confronto diversi modi di vivere il palco: da un lato Bob Dylan, il cui rapporto con il pubblico appare quasi secondario rispetto alla performance, dall’altro Bruce Springsteen, che considera il concerto un vero e proprio scambio con gli spettatori. Alla domanda su cosa significhi, per lui, il rapporto con il pubblico, Jagger ha spiegato che tutto dipende dal contesto, portando come esempio alcuni grandi festival come il New Orleans Jazz & Heritage Festival, il British Summer Time di Hyde Park e Glastonbury.
“Prima di tutto, dipende da dove ti trovi e da che tipo di evento è. Prendiamo a esempio il New Orleans Jazz & Heritage Festival: è un festival. Gli spettatori non sono venuti necessariamente per vedere te. Hanno comprato i biglietti prima di sapere che ci saresti stato. La stessa cosa accade al British Summer Time Hyde Park a Londra o a Glastonbury: compri quei biglietti perché ti piace il festival. Le persone presenti non sono necessariamente i tuoi più grandi fan. Non sto dicendo che ti odino, altrimenti probabilmente non sarebbero lì. Ci sono diversi livelli di questo tipo di pubblico, e devi trattarli in modo leggermente diverso”. Proprio questa concezione del concerto, secondo Jagger, spiega perché preferisca lasciare la politica fuori dallo spettacolo. “Il punto fondamentale è che il mio lavoro, nel mondo della musica dal vivo, è fare in modo che chi partecipa si diverta il più possibile. E che dimentichi tutti i suoi problemi e i problemi del mondo. Il mutuo e tutto il resto. Semplicemente, fare in modo che passi il momento migliore possibile. È simile, in realtà, all’andare a un evento sportivo. Tutto il resto viene lasciato fuori. Stai solo guardando la partita per vedere chi vincerà. Non ti preoccupi di tutto il resto. Dal palco, non vuoi cercare di agitare gli spettatori fino a farli sentire frustrati perché non stanno dimostrando abbastanza entusiasmo. O perché pensi che non si stiano divertendo. Il tuo lavoro è farli impazzire ancora di più per il festival. Non vuoi fare loro la predica”.
Il musicista inglese ha anche osservato che il coinvolgimento del pubblico non si misura necessariamente dall’entusiasmo più evidente: c’è chi canta e balla per tutta la durata dello show e chi, invece, vive il concerto in modo più discreto. Per questo, ha sottolineato, gli artisti non dovrebbero scoraggiarsi se gli spettatori sembrano meno calorosi rispetto ad altri paesi: “Si stanno divertendo a modo loro”.
Jagger ha comunque precisato di non essere contrario a inserire riferimenti politici nelle canzoni dei Rolling Stones. Anzi, ha spiegato di aver sviluppato negli anni una tecnica di scrittura che gli permette di alternare temi personali e osservazioni sulla società, aggiungendo che a trent’anni non avrebbe scritto molte delle canzoni contenute in “Foreign Tongues”. “Ho anche preso questa abitudine di fare canzoni che parlano di relazioni personali e poi di buttarci dentro una strofa sulla politica. Penso che sia un trucco che ho imparato da altri autori, perché nessuno vuole ascoltare un’intera canzone sulla politica o su un commento sociale di qualunque tipo. Per esempio, un blues come ‘Rough and Twisted’ è davvero solo un flusso di coscienza, onestamente. Parli di donne e di tutto il resto, e poi ci infili dentro cose che sono chiaramente politiche. ‘L’unico club si chiamava Conspiracy… / Tutto quello che volevano era la tirannia’. Quindi ti ritrovi a usare questi trucchi”.
Le dichiarazioni del leader dei Rolling Stones sono state lette da molti come una frecciata indiretta a Bruce Springsteen, che durante il recente “Land Of Hope And Dreams Tour” ha invece scelto di affrontare apertamente temi politici, arrivando a criticare duramente l’amministrazione Trump e dichiarando: “Questa Casa Bianca sta distruggendo l’ideale americano e la nostra reputazione nel mondo”. Per Jagger, invece, la missione principale di un concerto resta un’altra: permettere alle persone di lasciarsi alle spalle, almeno per qualche ora, le preoccupazioni della vita quotidiana.